Pillole riCostituenti 1 (un po’ di storia)

Più di duemila anni fa Aristotele diceva che “anche quando le leggi sono scritte, non dovrebbero mai rimanere immutate” e in effetti così è. Prima o poi le regole su cui si basa la convivenza civile degli esseri umani sono destinate a cambiare. O a sparire.

La Costituzione Repubblicana non sfugge a questa regola. E in effetti nei suoi quasi settant’anni di vita ha subito ritocchi e modifiche più o meno sostanziosi. Tra il 1963 ed il 2012 sono state ben 15 le leggi di revisione costituzionale.

In genere si trattava di modifiche di singoli articoli o, nei casi più estremi, di un gruppo di articoli. Oggi però il Parlamento propone una modifica più profonda, per la quale non è stato possibile raggiungere un accordo tra maggioranza ed opposizione. Solo due volte in passato era accaduto. Nel 2001 quando la riforma fu approvata dal referendum popolare e nel 2006 quando invece la proposta venne bocciata dai cittadini.

Ma perchè è così difficile modificare la Costituzione? (continua)

 

 

Published in: on mercoledì, 20 aprile, 2016 at 1:49 pm  Lascia un commento  

Perchè Sanremo è Italia

Sanremo.

Stanno emergendo ulteriori particolari relativi all’operazione “furbetti del cartellino”. Oltre alle videocamere piazzate vicino alle macchinette timbratrici sembra che siano stati installati anche degli innovativi lettori del pensiero. Queste straordinarie apparecchiature consentono di leggere nella mente delle persone e sono estremamente utili nel corso delle indagini, perchè aiutano a capire cosa realmente stavano facendo i dipendenti comunali.

Alcune anticipazioni stanno già circolando in rete e sono stupefacenti. Ne anticipiamo qualcuna, indicando ora e nome di fantasia (per ovvi motivi di tutela della riservatezza) delle persone controllate.

Ore 6,50 Giacomo. Dove ho messo tutti i badges? cavolo sono quasi le 7 e non abbiamo ancora timbrato. Ah, eccoli! allora incominciamo: e uno (bip), e due (ribip), e tre (aribip) …… e centocinquanta (ariririri….bip). Pfffff che fatica! Me lo sono proprio meritato un po’ di riposo,per cui ora vado al bar a leggermi i quotidiani. Vedi mai che abbiano arrestato qualche politico visto che sono tutti dei cornuti corrotti e dei gran ladroni. Ah, ma se comandassi io saprei cosa fare, per ominciare tutti in galera! Ma che fa questo qui dietro di me? è da dieci minuti che mi osserva. E’ proprio vero che la gente non si fa mai i cazzi suoi. Va beh, forse dovrà strisciare anche lui un po’ di badges e avrà fretta di tornare alle sue occupazioni.

Ore 7,00 Marco. Finalmente ha finito. Che vergogna, ogni volta è la stessa storia, cambia la persona ma chiunque arrivi ha una sfilza di badges da timbrare. Io l’ho detto al capo, ma dalla sua risposta evasiva ho pensato che anche il suo badge passi in quelle mani. Si, mi ha proprio detto così: ma non si preoccupi che le cose importanti sono altre. Dal suo punto di vista ha ragione, lui prende lo stipendio e in più ha una fiorente attività commerciale che ha sviluppato negli anni proprio grazie alle conoscenze che ha fatto con il suo lavoro pubblico. Mica posso mettermi contro di lui e contro tutte queste persone, anche se devo fare la loro parte di lavoro. Va beh (sospiro), strisciamo il badge e cominciamo la giornata (bip).

7,30 Anna. Presto presto, devo strisciare il badge di corsa (bip) che ho lasciato i bambini in auto in seconda fila e siamo in ritardo per la scuola.

7,31 Giorgia. Chissà perchè Anna aveva così fretta. Lei è una importante, forse avrà avuto qualche appuntamento con persone che contano. Beata lei che ha un lavoro così interessante. (bip)

8,01 Antonio. Eccoci qui, una nuova giornata schifosa sta per iniziare. Quasi quasi non striscio il badge e me ne vado in spiaggia a guardare le onde. Sì, ma poi chi porta a casa lo stipendio? e i miei bambini? da quando avevo segnalato quei colleghi che in orario di servizio facevano di tutto tranne che lavorare nessuno mi rivolge più la parola. E mi hanno anche demansionato. E hanno cercato in tutti i modi di dimostrare che sono io quello che ruba lo stipendio. Vermi schifosi. Chissà se un giorno arriverà qualcuno a fare giustizia, anche se sarà sempre troppo tardi. Dai Antonio, tappati gli occhi, il naso e il fondoschiena e combatti. (bip)

9,59 Paolo. Ciao macchinetta infernale. Non mi fotti, oggi ci ha già pensato Giovanni tre ore fa. Adesso passo un attimo in ufficio che devo fare un paio di telefonate e poi vado a fare la spesa che entro mezzogiorno mia moglie mi aspetta per pranzo.

N.d.A Fatti, persone e luoghi citati sono frutto della fantasia dell’autore e nulla hanno a che vedere con fatti realmente accaduti.

Sanremo cento anni fa.

Published in: on giovedì, 29 ottobre, 2015 at 12:56 pm  Lascia un commento  
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Quando in Parlamento vanno come razzi.

A volte mi chiedo se l’ignoranza che ormai dilaga non sia frutto di precise scelte strategiche. Altro che scie chimiche e microchip. Se un complotto esiste davvero è quello organizzato ai danni della cultura e dell’informazione. A parte il fatto che i migliori cervelli li stiamo esportando in tutto il mondo, stiamo sfornando masse di individui senza senso critico. Che si indignano davanti alle ingiustizie (vere, finte o presunte) che vengono loro propinate su facebook o da programmi televisivi come Le Iene, salvo poi non far nulla per capire cosa succede oltre gli schermi dei loro smartphone, delle loro tv e dei loro pc e per provare a cambiare le cose.

E a volte capita che anche persone ragionevoli prendano per buone delle notizie sul cui fondamento è lecito nutrire più di un dubbio.

Ad esempio la riforma della Costituzione, che il Parlamento sta faticosamente portando avanti, si propone tra l’altro di abolire il bicameralismo perfetto. Cioè si vuole escludere che il futuro Senato approvi le leggi, lasciando l’esclusiva alla Camera dei Deputati. L’argomento che viene portato a sostegno è semplice da capire: oggi le leggi vanno approvate da ciascuna delle due Camere in tempi successivi. Se in un passaggio il testo viene modificato, anche solo di una virgola, deve tornare all’altra Camera. E così potenzialmente all’infinito, tanto che questo andirivieni delle leggi viene chiamato navetta, proprio come un treno o un pullmann che va avanti e indietro da due capolinea.

Abolire la potestà legislativa del Senato vorrebbe dire quindi avere la certezza di poter approvare le leggi in tempi ragionevoli. Non più anni ma mesi, forse settimane. Così mi sento dire da tutte le persone che me ne parlano.

Ma è davvero così? non è che certe leggi invecchiano in Parlamento per anni solo perchè nessuno ha interesse ad approvarle mentre altre, magari, vengono approvate un po’ più rapidamente?

razzi

Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio.

Il 27 giugno 2006 Ignazio Marino, l’attuale Sindaco di Roma, presentò al Senato un disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico.

Il 2 luglio 2008 l’attuale Ministro dell’interno Alfano presentò un disegno di legge che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.

Verrebbe da dire che tra i due argomenti quello che ci interessa come cittadini e che riguarda un po’ tutti è il primo. Chi non vorrebbe scegliere cosa farsi fare e cosa no nel momento in cui non fosse più in grado di decidere perchè irreversibilmente privo di coscienza? Il secondo argomento invece sembrerebbe meno urgente, perchè alla fin fine riguarda quattro cittadini (i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri), magari importanti, ma sicuramente così autorevoli da poter aspettare, visto poi che da loro ci si aspetterebbe di tutto ma men che mai dei comportamenti delittuosi.

Come sono finite le due vicende? Dopo nove anni della legge sul testamento biologico si sono perse le tracce. L’altra legge, diventata famosa come “Lodo Alfano”, fu approvata in 20 giorni.

No, non è un errore. Il Parlamento in quel caso approvò una legge in soli venti giorni. Come è stato possibile? Vediamo insieme ciò che è successo:

– 2 luglio 2008: Alfano presenta alla Camera il disegno di legge

– 8 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera iniziano l’esame del testo

– 9 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 9 luglio 2008: la Camera dei Deputati inizia la discussione del testo

– 10 luglio 2008: la Camera approva

– 10 luglio 2008: il Senato riceve il testo dalla Camera

– 14 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato iniziano l’esame del testo

– 17 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 21 luglio 2008: il Senato inizia la discussione del testo

– 22 luglio 2008: il Senato approva in via definitiva il “Lodo Alfano”, e voilà! si sospendono immediatamente tutti gli eventuali processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato.

Stop ai cronometri: sono passati 20 giorni esatti, un record! E poi c’è chi dice che il Parlamento italiano ci mette anni ad approvare le leggi!

Già, ma non sarà mica che la velocità dell’iter di una legge fino ad oggi è sempre stata direttamente proporzionale all’interesse personale dei parlamentari o di chi li controlla?

In ogni caso è lampante che la lentezza con cui vengono approvate le leggi non dipende solo ed esclusivamente dal bicameralismo perfetto. Se il Parlamento vuole approvare in fretta una legge lo può fare in meno di tre settimane, come ha dimostrato con il “Lodo Alfano”.

Una favola italiana: anche i miracoli prima o poi finiscono.

Cari italiani,

c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Fassino. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Brunetta veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.Immagine

Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e uno schermo gigante con la faccia di La Russa per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano le canzoni di Apicella e l’industriale era contento.

Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Renzi. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera di Scelta Civica, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.

Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della sua unica mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 99.999» e si prese una manganellata sui denti.

I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»

Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia

Libero adattamento da Stefano Benni, “La tribù di Moro seduto”, Mondadori, 1977.

Published in: on lunedì, 19 gennaio, 2015 at 8:01 am  Comments (1)  
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Lettera aperta a Cofferati.

A Sergio Gaetano Cofferati.

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Le scrivo da semplice cittadino, nonché da presidente di seggio alle ultime primarie liguri, dopo aver letto della sua intenzione di lasciare il Partito Democratico in seguito alla vittoria di Raffaella Paita e alla sua conseguente candidatura alla presidenza della Regione Liguria. Non mi stupiscono le situazioni che Lei denuncia (voto falsato dalla partecipazione di persone di centro destra o di extracomunitari pagati) perchè noi comuni mortali sono anni che le denunciamo a chi come Lei ha incarichi di vertice in questo partito. Semmai viene da chiedersi se avrebbe preso la stessa decisione in caso di vittoria. Io non la conosco personalmente, ma durante la sua recente campagna elettorale per essere rieletto al Parlamento europeo si è presentato dalle mie parti e sono venuto ad ascoltarla. Alla fine quando alcuni amici mi hanno spinto a salutarLa Lei mi ha porto cortesemente la mano ma senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, mostrando palesemente il suo desiderio di andarsene al più presto a cena con i suoi accompagnatori. Ecco, quella stretta di mano frettolosa come il suo abbandono della nave in difficoltà è stato l’ennesimo sgarbo, non a me, ma alle migliaia di elettori di centrosinistra che anche domenica 11 gennaio sono andati a votare per le primarie. E molti lo hanno fatto senza convinzione, come ormai da troppi anni accade, perché il solco che divide la classe politica dai cittadini è sempre più profondo. E questo suo ultimo gesto lo conferma. Da dieci anni ogni volta che ci sono le primarie i volontari, quasi sempre gli stessi, passano 13 ore ai seggi. Lei crede che siano contenti, ogni volta, di veder venire a votare fascisti, forzisti, opportunisti o persino personaggi in odore di mafia? Voi avete voluto le primarie aperte, avete voluto far votare minorenni e stranieri. E allora perché lamentarsi ora? Sarebbe stato più onesto sollevare la questione prima di arrivare a tanto. Mentre Lei collezionava incarichi all’interno del PD e nelle istituzioni, migliaia di volontari si facevano il sangue amaro, ma l’hanno sostenuta ugualmente, come ancora pochi mesi fa quando Lei non si faceva gli attuali scrupoli sulla provenienza dei voti necessari per tornare a Strasburgo. La prego, dimostri che mi sto sbagliando, che ci stiamo sbagliando. Ci ripensi e ritorni nel PD a dare anche Lei una mano, perché è proprio questo il momento in cui si vede chi ci tiene davvero al futuro del partito e dell’Italia e chi invece è solo un opportunista. Oppure se ne vada, ma abbia il buon gusto di lasciare il posto a Strasburgo a qualcuno che sia più motivato. Se non farà né l’una né l’altra cosa avrà perso la fiducia e la stima di molte persone. Me compreso, anche se dubito che possa importargliene molto.
A noi invece piace continuare a resistere e provare a cambiare davvero le cose, anche in Liguria, perché come diceva il mio corregionale Luigi Tenco “appena s’alza il mare gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo”.
Enrico Maria Ferrero

P.S.del 1° febbraio 2015
Viste le sue gravissime dichiarazioni su n’drangheta e politica nell’estremo Ponente ligure, da cui si deduce che fino a ieri ne fosse all’oscuro, La invito a lasciare il suo seggio a Strasburgo e a venire a combattere in prima linea con chi in questi anni é stato lasciato solo dall’establishment di cui Lei ha fatto pate. O quanto meno La invito a frequentare di piú questi luoghi. Anche al di fuori delle campagne elettorali che La riguardano in prima persona.

Published in: on domenica, 18 gennaio, 2015 at 6:56 pm  Comments (4)  
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Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

venticinquemila

Dopo i 10.000 accessi all’home page stanno per arrivare a 25.000 le visite complessive alle pagine del blog.

Grazie a tutti voi che, con la vostra bontà, avete permesso a BLOG-ICO di raggiungere questi significativi risultati. Un incoraggiamento a continuare.

Published in: on martedì, 12 marzo, 2013 at 7:45 pm  Lascia un commento  

La fiducia è bene, il controllo è meglio.

Ovvero: come vivere in un Paese di tuttologi che ignorano la legge fondamentale dello Stato in cui vivono.

In questi giorni si sente parlare di frequente, e sovente a sproposito, della fiducia che il Parlamento dovrebbe conferire ad un ipotetico, ed ancora in gestazione, Governo.

La cosa buffa è che la risposta ai tanti dubbi è sotto gli occhi di tutti e che chiunque può essere in grado di sbugiardare chi va blaterando di fiducia data o non data senza sapere di cosa parla.

La risposta è nella nostra tanto bistrattata Costituzione, che qualche politicante si propone continuamente ed ostinatamente di voler modificare. Salvo non farlo quando ne ha la possibilità. Ma questo è un altro discorso.

L’articolo 94 della Costituzione dice delle cose tanto semplici ma tanto chiare che non è nemmeno necessario scomodare Benigni per farcele capire.

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, quindi sia alla Camera sia al Senato ci deve essere una maggioranza disposta ad approvare il programma che il Governo (se si formerà) presenterà al loro giudizio. Per questo motivo, se un partito o una coalizione non dispone della maggioranza dei voti in entrambe le Camere, deve raggiungere un accordo con altre forze politiche che quei voti possono offrire. E il motivo è semplice: se hai ottenuto alle elezioni un grande consenso popolare puoi governare da solo. Se il tuo consenso supera di poco quello ottenuto dagli altri allora dovrai fare i conti con loro.

“Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale”, il che vuol dire che come la fiducia viene data con una semplice votazione, altrettanto facilmente può essere revocata.

“Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia”. E qui sta il bello della nostra democrazia: il presidente della Repubblica, dopo aver sentito i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, incarica Tizio di formare un Governo che si presenta all’esame del Parlamento per ottenerne la fiducia. E il Parlamento, unico organo costituzionale in cui siedono i rappresentanti diretti del popolo, decide se accordare la fiducia. E quindi, lo capirebbe anche un bambino, accordare la fiducia non implica la partecipazione di un gruppo politico al Governo stesso. Si può votare la fiducia al Governo senza farne parte, come in passato è già successo. Ma se poi si ritiene che la fiducia sia stata mal riposta, la si può ritirare con una semplice mozione da sottoporre al voto del Parlamento. Capito? una cosa è concedere la fiducia, un’altra è il controllo sull’operato del Governo, che può portare alla revoca della fiducia. Controllo e fiducia sono due cose ben distinte!

“Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni”. Ovvio, abbiamo appena detto che il Governo cade solo se viene approvata una mozione di sfiducia, per cui può benissimo succedere che la fiducia permanga anche se una proposta del Governo viene bocciata dalle Camere.

“La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”. Tizio (che nel frattempo ha ottenuto la fiducia ed è diventato Presidente del Consiglio) non rispetta gli accordi che hanno portato a concedergli la fiducia? bastano 63 deputati o 32 senatori per andare a votare l’eventuale sfiducia nel giro di tre giorni.

A volte le cose sembrano molto più complicate di quanto in realtà non siano. Vero?

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Dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 dicembre 1981: “Io guardo ancora al domani, pur essendo il mio animo angosciato, io guardo ancora all’avvenire del popolo italiano con speranza e con FIDUCIA. Riuscirà questo popolo nostro a rialzarsi, riusciremo a rialzarci, italiane e italiani! Perchè io credo nel popolo italiano! E’ un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. Ogni popolo che ha raggiunto un certo progresso, come lo ha raggiunto il popolo italiano. Io credo nel popolo italiano!”

Alleanza PDL-PD e Renzi Presidente del Consiglio!

Questa la proposta-shock che Berlusconi potrebbe fare nei prossimi giorni a Bersani. L’ex presidente del consiglio non ha mai nascosto la propria simpatia per il sindaco di Firenze e il possibile accordo di desistenza tra PD-SEL e Movimento 5 stelle che si sta profilando in queste ore lo ridurrebbe a poco più che una comparsa nel nuovo Parlamento.

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Ecco allora aprirsi la strada ad una proposta veramente scioccante: un governo di legislatura sulla falsariga della Grosse koalition tedesca, in cui i due blocchi finora rivali potrebbero disporre di una maggioranza schiacciante sia alla Camera che al Senato, anche se si sfilassero i rappresentanti di SEL.

Più in particolare alla Camera dei Deputati la coalizione disporrebbe di 427 voti su 630 (68%) e al Senato di 221 su 315 (70%). Questi numeri danno l’idea del perché Berlusconi potrebbe avanzare la proposta di affidare ad un esecutivo guidato da Renzi i prossimi cinque anni. Anni che gli servirebbero per disinnescare la “bomba” Grillo e per poter modificare finalmente la Costituzione senza dover sottostare al referendum popolare. Si, perché la riforma costituzionale che venisse approvata dai due terzi del Parlamento non avrebbe bisogno di nessun referendum per diventare operativa.

E avendo come presidente del Consiglio Renzi, gradito sia a destra sia a sinistra, si potrebbero superare molti ostacoli, ivi compresa la resistenza della base dei due schieramenti.

Ora il pallino è nelle mani di Bersani che deve trovare il modo di costituire un possibile assetto di governo. O un esecutivo di scopo, con l’appoggio esterno di Grillo, che traghetti l’Italia verso nuove elezioni a breve termine e serva per fissare poche e nuove regole (conflitto d’interessi, assegnazione delle frequenze televisive, legge elettorale, legge anticorruzione, riduzione dei costi della politica). Oppure una suggestiva alleanza con i rivali di sempre, con cui ha però già condiviso il sostegno al governo Monti negli ultimi dodici mesi.

Già, Monti. In un quadro simile come potrebbe collocarsi la quarta forza parlamentare? Certamente non dispone dei numeri per orientare le scelte del partito di maggioranza relativa, né per suscitare motivo di interesse nel Movimento 5 stelle. Una Grosse koalition alla tedesca invece…

Una Costituzione viva anche se umiliata per anni

Forse chi non ha studiato diritto costituzionale può giustificare la propria ignoranza in materia? no, o solo in parte, perchè tutti dovremmo aver letto almeno una volta la nostra Costituzione.

E la Costituzione (che fino a prova contraria non è ancora stata modificata sul punto) dice a chiare lettere che “ Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”.

E, per chi se lo fosse dimenticato, la Corte Costituzionale in una sua sentenza storica ci ha ricordato che “Non è, infatti, configurabile una preminenza del Presidente del Consiglio dei ministri rispetto ai ministri, perché egli non è il solo titolare della funzione di indirizzo del Governo, ma si limita a mantenerne l’unità, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri e ricopre, perciò, una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”.

Avrete inoltre notato il fatto che nella Costituzione si parla sempre di “Presidente del Consiglio dei Ministri”, per cui termini come “Premier” e “Primo Ministro”, che negli ultimi anni sono stati “pompati” a forza nel nostro linguaggio comune, sono fuorvianti.

La memoria non può non andare al primo Presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana, Alcide De Gasperi. Egli rispettò talmente il suo ruolo fino al punto da opporsi, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre per le prime elezioni comunali a Roma, resistendo sino a che il Papa si arrese di fronte all’impraticabilità della proposta. L’incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l’animo di De Gasperi, il quale scrisse ai suoi collaboratori: “Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa”.

Verrebbe quindi da sorridere quando certi politicanti ipotizzano riforme costituzionali senza nemmeno sapere di cosa parlano. Ricordano un po’ quei tuttologi da bar che, oltre ad essere convinti di poter allenare la nazionale di calcio meglio del C.T., saprebbero dare consigli terapeutici ai medici o spiegare ad un ingegnere come si costruisce un ponte.

Il vero problema è però l’analfabetismo costituzionale che affligge la maggior parte della popolazione italiana. Altrimenti quando qualche sedicente statista intona il ritornello della Costituzione ormai vecchia e da riscrivere, partirebbe subito un concerto di pernacchie. E invece la massa si comporta come i topi della fiaba del pifferaio di Hamelin.

Published in: on mercoledì, 9 gennaio, 2013 at 5:50 pm  Lascia un commento  
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