COVID-19 in Italia: e adesso?

Pubblicato online in lingua inglese su http://www.thelancet.com il 12 marzo 2020 da Andrea Remuzzi e Giuseppe Remuzzi, Department of Management Information and Production Engineering, University of Bergamo, Dalmine, Italy (Prof A Remuzzi EngD); and Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS (Prof G Remuzzi MD). (tradotto in italiano da Enrico Maria Ferrero il 15 marzo 2020)

La diffusione della sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus ha già assunto proporzioni pandemiche, interessando oltre 100 paesi nel giro di poche settimane. È indispensabile una risposta globale per preparare i sistemi sanitari in tutto il mondo. Sebbene le misure di contenimento in Cina abbiano ridotto i nuovi casi di oltre il 90%, questa riduzione non si è ancora verrificata altrove e l’Italia è stata particolarmente colpita. Vi è ora una seria preoccupazione per quanto riguarda la capacità del sistema sanitario nazionale italiano di rispondere efficacemente alle esigenze dei pazienti infetti e che richiedono cure intensive per la polmonite SARS-CoV-2. La percentuale di pazienti in terapia intensiva segnalati quotidianamente in Italia tra il 1 ° marzo e l’11 marzo 2020 è stata costantemente compresa tra il 9% e l’11% dei pazienti che sono stati attivamente infettati. Il numero di pazienti infetti dal 21 febbraio in Italia segue da vicino una tendenza esponenziale. Se questa tendenza continuerà per un’altra settimana, ci saranno 30000 pazienti infetti. Le unità di terapia intensiva saranno quindi al massimo delle loro capacità; entro la metà di aprile 2020 saranno necessari fino a 4000 letti d’ospedale. La nostra analisi potrebbe aiutare i leader politici e le autorità sanitarie a allocare risorse sufficienti, tra cui personale, letti e strutture di terapia intensiva, per gestire la situazione nei prossimi giorni e settimane . Se l’epidemia italiana segue una tendenza simile a quella della provincia di Hubei in Cina, il numero di nuovi pazienti infetti potrebbe iniziare a diminuire già entro 3-4 giorni, allontanandosi dalla tendenza esponenziale. Tuttavia, al momento non è possibile prevederlo a causa delle differenze tra le misure di isolamento sociale e la capacità di costruire rapidamente strutture dedicate in Cina.

Secondo Nature, la diffusione del coronavirus sta diventando inarrestabile e ha già raggiunto i criteri epidemiologici necessari per essere dichiarata pandemia, avendo infettato più di 100000 persone in 100 paesi. Pertanto è disperatamente necessaria una risposta globale per preparare i sistemi sanitari a far fronte a questa sfida senza precedenti. I paesi che sono stati abbastanza sfortunati da essere stati esposti a questa malattia hanno già, paradossalmente, lezioni molto preziose da trasmettere. Sebbene le misure di contenimento attuate in Cina abbiano, almeno per il momento, ridotto di oltre il 90% nuovi casi, questa riduzione non è la medesima in altri paesi, tra cui l’Italia e l’Iran.

L’Italia ha avuto 12462 casi confermati secondo l’Istituto Superiore di Sanità l’11 marzo e 827 morti. Solo la Cina ha registrato più morti a causa di questo focolaio COVID-19. L’età media di coloro che sono morti in Italia era di 81 anni e oltre i due terzi di questi pazienti avevano diabete, malattie cardiovascolari o cancro o erano ex fumatori. È quindi vero che questi pazienti avevano condizioni di salute di base precarie, ma vale anche la pena notare che avevano una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) causata da una polmonite da coronavirus, sindrome respiratoria acuta grave, che necessita di un supporto respiratorio altrimenti si muore. Dei pazienti deceduti, il 42% aveva un’età compresa tra 80 e 89 anni, il 32,4% aveva un’età compresa tra 70 e 79 anni, l’8,4% aveva un’età compresa tra 60 e 69 anni e il 2,8% aveva un’età compresa tra 50 e 59 anni (quelli di età> 90 anni rappresentavano il 14,1%). [Quindi solo lo 0,3% aveva meno di 50 anni; considerazione del traduttore]

Il rapporto tra maschi e femmine è compreso tra l’80% e il 20% con un’età media più avanzata per le donne (83,4 anni per le donne contro 79 anni per gli uomini). L’8 marzo 2020, il governo italiano ha messo in atto misure straordinarie per limitare la trasmissione virale, inclusa la limitazione dei movimenti nella regione Lombardia, che intendevano ridurre al minimo la probabilità che le persone non infette entrassero in contatto con persone infette. Questa decisione, certamente coraggiosa è importante, ma non è sufficiente. Allo stato attuale, la capacità del nostro sistema sanitario nazionale di rispondere efficacemente alle esigenze di coloro che sono già infetti e necessitano di ricovero in un’unità di terapia intensiva per ARDS, in gran parte a causa della polmonite SARS-CoV-2, è motivo di grave preoccupazione. In particolare, la percentuale di pazienti ricoverati in reparti di terapia intensiva segnalati quotidianamente in Italia, dal 1 ° marzo fino all’11 marzo, era costantemente compresa tra il 9% e l’11% dei pazienti che erano stati attivamente infettati. In Italia abbiamo circa 5200 posti letto in unità di terapia intensiva.

Figura 1: Numero misurato e previsto di pazienti che sono stati infettati e ricoverat in terapia intensiva in Italia. Il grafico A mostra il numero di infezioni nei giorni precedenti e il B mostra le proiezioni per i prossimi giorni [ormai già passati, osservazione del traduttore]


Di questi, dall’11 marzo ben 1028 sono già dedicati ai pazienti con infezione da SARS-CoV-2, e nei prossimi giorni questo numero aumenterà progressivamente al punto che migliaia di posti letto saranno presto occupati da pazienti con COVID-19. Dato che la mortalità dei pazienti che sono gravemente malati di polmonite SARS-CoV-2 è alta e che il tempo di sopravvivenza dei non sopravvissuti è di 1-2 settimane, il numero di persone infette in Italia probabilmente metterà a dura prova i reparti di terapia intensiva dei nostri ospedali, alcuni dei quali non dispongono di risorse o personale adeguati per far fronte a questa emergenza. Nella regione Lombardia, nonostante gli straordinari sforzi per limitare la circolazione delle persone a spese dell’economia italiana, abbiamo a che fare con una paura ancora maggiore: il numero di pazienti che si presentano al pronto soccorso diventerà molto più grande di quanto il sistema possa fronteggiare. Il numero di letti di terapia intensiva necessari per dare al massimo numero di pazienti la possibilità di essere curati raggiungerà diverse migliaia, ma il numero esatto è ancora oggetto di discussione tra gli esperti. Gli operatori sanitari lavorano giorno e notte dal 20 febbraio e in tal modo circa il 20% (n = 350) di loro è stato infettato e alcuni sono morti. La Lombardia sta rispondendo alla mancanza di posti letto per i pazienti con COVID-19 inviando pazienti che necessitano di cure intensive ma che non sono infetti da COVID-19 negli ospedali al di fuori della regione per contenere il virus.

Previsioni. Le seguenti previsioni sono predisposte per preparare i nostri leader politici – quelli che hanno la maggiore responsabilità dei sistemi sanitari nazionali e del governo a livello regionale, nonché le autorità sanitarie locali – per ciò che si prevede accada nei giorni e nelle settimane a venire.

Possono quindi attuare misure riguardanti le risorse del personale e i letti d’ospedale per affrontare le sfide di questo momento difficile. Il numero ufficiale di persone infette durante l’epidemia di virus COVID-19 in Italia è indicativo della diffusione dell’infezione e delle sfide che verranno poste agli ospedali italiani e, in particolare, alle strutture di terapia intensiva. Il numero di pazienti infetti è stato pubblicato quotidianamente dal 21 febbraio 2020. È possibile adattare i dati disponibili per il numero di pazienti che sono stati infettati attivamente in un modello esponenziale, come riportato nella figura 1A. Il valore è risultato coerente con il numero di pazienti infetti segnalati dal Ministero della sanità italiano. La coerenza tra la previsione esponenziale e i dati riportati è molto stretta fino al giorno 17. Se l’aumento del numero di pazienti infetti segue questo trend per la settimana successiva, ci saranno più di 30.000 pazienti infetti entro il 15 marzo, come mostrato nella figura 1B. Sulla base della previsione della curva esponenziale e dell’ipotesi che la durata dell’infezione sia compresa tra 15 e 20 giorni, è possibile calcolare che il numero sia simile a quello riportato per la fase iniziale dell’epidemia nella città di Wuhan, in Cina. Il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva e le unità di cura sono aumentate in modo simile in Italia, con una tendenza esponenziale fino all’8 marzo. La migliore corrispondenza dei dati riportati dal Ministero della Salute italiano può essere ottenuta utilizzando lo stesso esponente come si vede in Figura 2.


Figura 2: Numero misurato e previsto di pazienti in unità di terapia intensiva in Italia. La linea tratteggiata rappresenta la capacità stimata dei letti di terapia intensiva in Italia.

I dati disponibili fino all’8 marzo mostrano che la tendenza nel numero di pazienti che dovranno essere ricoverati in unità di terapia intensiva aumenterà in modo sostanziale e incessante nei prossimi giorni. Possiamo prevedere con un discreto grado di precisione che questo numero arriverà a saturare il sistema sanitario nazionale nel giro di pochi giorni. Considerando che il numero di letti disponibili nelle unità di terapia intensiva in Italia è vicino a 5200 e supponendo che la metà di questi letti possa essere utilizzata per i pazienti con COVID-19, il sistema sarà alla massima capacità, secondo questa previsione, entro il 14 marzo 2020. Questa situazione è difficile, dato che si prevede che il numero di pazienti che dovranno essere ricoverati nell’unità di terapia intensiva aumenterà ulteriormente dopo tale data, come mostrato nella figura 2B. A questo punto, la domanda più importante è se l’aumento del numero di pazienti infetti e di quelli che necessitano di ricovero in terapia intensiva continuerà a crescere esponenzialmente e per quanto tempo. Se il cambiamento nella pendenza della curva non avrà luogo presto, i problemi clinici e sociali assumeranno dimensioni ingestibili, che dovrebbero avere risultati catastrofici. L’unico modo in cui possiamo fare tali previsioni è confrontando le tendenze dei dati raccolti nella regione di Hubei in Cina per l’infezione con quella per la popolazione italiana. Dal rapporto ufficiale della Missione congiunta OMS-Cina sulla malattia da Coronavirus 2019 è possibile ricavare la curva cumulativa dei pazienti infetti sin dall’inizio della serie di dati.

Questi dati, come riportato nella figura 3, mostrano che la fase iniziale dell’epidemia ha seguito la tendenza esponenziale attesa, con lo stesso esponente precedentemente calcolato per il numero di pazienti italiani che erano stati infettati. A partire dal 7 gennaio, il numero cumulativo di pazienti infetti ha iniziato a divergere dalla tendenza esponenziale 20 giorni dopo. Se l’epidemia italiana segue una tendenza simile a quella cinese, possiamo suggerire che il numero di nuovi pazienti infetti potrebbe iniziare a diminuire entro 3-4 giorni dall’11 marzo. Allo stesso modo, possiamo prevedere che la curva cumulativa dei pazienti infetti raggiungerà il picco 30 giorni dopo, con il carico massimo per le strutture cliniche per il trattamento di questi pazienti previsto per quel periodo.

La previsione più difficile è il numero massimo di pazienti infetti che saranno raggiunti in Italia e, soprattutto, il numero massimo di pazienti che dovranno accedere alle unità di terapia intensiva. Questa previsione è di importanza cruciale per pianificare nuove strutture ospedaliere in Italia e per calcolare il periodo di tempo entro cui dovranno essere disponibili. Sul presupposto che la regione di Hubei in Cina ha una popolazione leggermente inferiore all’Italia (circa 50 milioni contro 60), abbiamo ipotizzato che la tendenza verso il numero massimo di pazienti che sono stati infettati attivamente sarà simile nei due territori. Nel fare ciò non si può prescindere dal fatto che l’effetto delle restrizioni di viaggio sulla diffusione dell’epidemia COVID-19 e le misure comunitarie straordinarie adottate all’interno e al di fuori di Wuhan è improbabile che vengano replicati altrove.

Inoltre, l’attuale approccio a questi pazienti in Lombardia implica interventi non farmacologici e farmacologici, compresi i farmaci antiretrovirali, che potrebbero essere diversi dall’epidemia di Wuhan, e potrebbe distorcere il calcolo. Ci rendiamo anche conto che è eterogenea la dinamica di trasmissione tra la città di Wuhan e altrove nella provincia, dove il numero di persone infette è rimasto inferiore. Pertanto, potrebbe non essere irrealistico supporre che cosa accadrà presto in Italia se rispecchiasse cosa è successo a Hubei. Certo, sarebbe stato di più appropriato confrontare direttamente la megalopoli di Wuhan (19 milioni di persone) con la regione Lombardia (9 milioni di persone), ossia la regione più gravemente colpita in Italia al momento, ma tali dati non sono disponibili.

Tuttavia al momento non disponiamo di ulteriori prove che possiamo prendere in considerazione per fare ipotesi più solide per quanto riguarda il numero esatto di pazienti che saranno infettati nei prossimi giorni o settimane. Sulla base dei dati disponibili, il numero di pazienti infetti nella regione di Hubei ha raggiunto circa le 38000 unità alla fine di Febbraio 2020, quando il numero di nuovi casi sono diminuiti quasi a zero. Dato che finora la percentuale di pazienti che richiedono un trattamento ARDS è vicina al 10% per i pazienti che sono stati infettati attivamente, almeno in

Lombardia, possiamo presumere che avremo bisogno di circa 4000 posti letto in unità di terapia intensiva durante il periodo peggiore di infezione, che dovrebbe verificarsi entro circa 4 settimane dall’11 marzo. Per l’Italia è una sfida, così come lo sono ora poco più di 5200 letti di terapia intensiva in totale. Lo scopo ora è aumentare questo numero per far fronte in sicurezza alle future urgenze.

Secondo le nostre previsioni abbiamo solo poche settimane per raggiungere questo obiettivo in termini di approvvigionamento di personale, attrezzature tecniche e materiali. Queste considerazioni potrebbero applicarsi anche ad altri paesi europei che potrebbero avere un numero simile di pazienti infetti e bisogni simili per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva. Dal 1978 l’Italia ha il privilegio di disporre di un sistema sanitario nazionale (Servizio Sanitario Nazionale), che è stato rimodellato dal 1992 al 1993. I suoi principi e la sua organizzazione derivano dal modello del servizio sanitario nazionale britannico e si basa su tre principi fondamentali. Il primo principio è l’universalità: tutti i cittadini hanno pari diritto ad accedere ai servizi forniti dal sistema sanitario nazionale. Il secondo è la solidarietà: ogni cittadino contribuisce al finanziamento del servizio sanitario nazionale in base ai propri mezzi, attraverso una tassazione progressiva. Il terzo è l’uniformità: la qualità dei servizi forniti dal servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini in tutte le regioni deve essere uniforme. Tutti gli individui dovrebbero pagarlo come contribuenti, ogni persona che dà poco riceve molto in cambio, se si ammala.

Conclusione. In teoria siamo in una posizione migliore rispetto a molti altri paesi per reagire all’attuale epidemia. Tuttavia, è necessario adottare un approccio aggressivo per i pazienti che sono gravemente malati, incluso sovente il supporto ventilatorio. La capacità del sistema di rispondere alle mutevoli circostanze è stata sottoposta a un’enorme pressione, almeno nella regione Lombardia, dove due focolai sono già emersi dal 21 febbraio. Prevediamo che se la tendenza esponenziale continuerà per i prossimi giorni, sarà necessario avere a disposizione ogni settimana 2500 letti ospedalieri in più per i pazienti in reparti di terapia intensiva per curare le ARDS causate dalla polmonite SARS-CoV-2 in Italia. Nel frattempo, il governo si sta preparando a approvare una legislazione che consentirà al servizio sanitario di assumere 20000 e più medici e infermieri e di fornire 5000 e più ventilatori agli ospedali italiani. Queste misure sono un passo nella giusta direzione, ma il nostro modello ci dice che devono essere implementate con urgenza, nel giro di pochi giorni. Altrimenti, un numero considerevole di morti inutili diventerà inevitabile. Gli specialisti in terapia intensiva stanno già valutando di negare le cure salvavita ai più malati e di dare la priorità a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di sopravvivere se e quando dovranno decidere a chi fornire la ventilazione. Questo atteggiamento è già stato criticato dall’attuale presidente del Comitato di Bioetica italiano che, in una recente dichiarazione a stampa laica, ha dichiarato che la Costituzione riconosce il diritto di ogni individuo a ricevere tutte le cure sanitarie necessarie. Potrebbero non riconoscere che la realtà è che i reparti di terapia intensiva traboccano di pazienti e che COVID-19 non è una malattia benigna. I nostri medici e infermieri sono eroi moderni in una guerra inaspettata contro un nemico difficile. Nel prossimo futuro, non avranno scelta. Dovranno seguire le stesse regole con cui gli operatori sanitari rimangono nelle zone di conflitto e di disastro. Speriamo che la presente analisi aiuterà i leader politici e le autorità sanitarie a muoversi il più rapidamente possibile per garantire che vi siano risorse sufficienti, tra cui personale, letti ospedalieri e strutture di terapia intensiva, per ciò che accadrà nei prossimi giorni e settimane. Infine, la nostra analisi tende a suggerire che le misure per ridurre la trasmissione dovrebbero certamente essere implementate, come ha fatto il nostro governo il 9 marzo, inibendo il movimento delle persone e le attività sociali, a meno che non sia strettamente necessario. Piuttosto che rivedere la zona senza visti di Schengen, il modo più efficace per contenere questo focolaio virale nei paesi europei è probabilmente quello di evitare stretti contatti a livello individuale e incontri sociali in ciascun paese.

Published in: on domenica, 15 marzo, 2020 at 9:54 am  Lascia un commento  

L’Unione Europea sta su Marte o i marziani stanno in Italia?


Tutto si potrà dire del Ministro Paolo Savona tranne che non sia esperto di economia e di Europa. Non a caso è stato Ministro dell’industria nel governo Ciampi ed è attualmente Ministro per gli affari europei. Non solo, è stato anche ad un passo dall’essere l’attuale Ministro dell’economia se non fosse per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale aveva avanzato delle perplessità a causa dell’atteggiamento critico di Savona nei confronti dell’euro.

Molti si sono stupiti perché negli ultimi giorni il Ministro Savona sembra essersi trasformato da euroscettico a responsabile, arrivando a suggerire di riscrivere la manovra economica, secondo le indicazioni provenienti dall’UE, per renderla più coerente agli obiettivi di crescita dichiarati.

italia-prenda-per-mano-europa.jpgQuindi il Ministro Savona ha cambiato idea? Niente affatto, dall’alto della sua esperienza sa bene che lo scontro con l’UE, così come voluto da Salvini a scopi meramente elettoralistici, rischia di trasformarsi in una Waterloo economica. Savona sa benissimo che il passaggio cruciale per l’economia italiana sarà a gennaio quando verranno messi all’asta i BTP più importanti. Se le cose andranno male, come è facile ipotizzare, il rischio di una rapida deriva economica sarà molto concreto. Non va dimenticato che il Ministro Savona è, tra le tante altre cose, azionista di Euklid, fondo speculativo britannico di tecnofinanza che gestisce risparmi e investimenti attraverso metodi di trading algoritmico, e del cui Consiglio di Amministrazione è stato anche presidente.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è: l’attuale governo in cui le anime che vi convivono sono quanto di più disomogeneo esista, potrà reggere nei prossimi mesi? Da un lato Salvini, uomo solo al comando della Lega e del Governo, che è impegnato 24 ore al giorno a ripetere il mantra che l’Unione Europea vuole il male dell’Italia, al fine di passare all’incasso dei voti il 26 maggio, stante anche l’attuale totale assenza dei competitori nel campo europeista. Dall’altro il M5S che è dilaniato da discussioni interne, come i veri partiti, su come gestire tutte le iniziative legislative non previste dal contratto di governo e astutamente avanzate da Salvini al solo scopo di indebolire l’alleato.

In questo quadro non proprio ottimistico si innesta un’ulteriore questione di cui nessuno ha parlato, benché sia fin troppo evidente. Si tratta della probabile incostituzionalità della legge di bilancio. Finora sembra che nessuno, tranne forse il Presidente Mattarella che qualche segnale lo sta dando, si sia ricordato che l’articolo 97 della Costituzione stabilisce che “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”. Il principio del pareggio di bilancio, che si applica dal 2012, è quindi stato costituzionalizzato e, come ogni altro principio costituzionale, deve essere rigorosamente osservato dal legislatore.

Se quindi la legge di bilancio verrà approvata nei termini con cui il Governo sembra deciso ad approvarla, nonostante i richiami dell’UE, si aprono due possibili scenari.

Il primo è la possibilità che il Presidente della Repubblica non la firmi e la respinga con messaggio motivato alle Camere per una nuova deliberazione. Il secondo è che per più punti della legge stessa possano aprirsi dei contenziosi davanti alla Corte Costituzionale, con il rischio che la manovra venga riscritta da quest’ultima a posteriori. E quest’ultimo scenario è decisamente quello che tutti, anche il Ministro Savona, vorrebbero evitare. Tutti tranne Salvini che fin d’ora ha già il nome del responsabile di un eventuale disastro: l’Europa.

Ultima considerazione. L’Unione Europea è un’unione di persone, di popoli e di Stati, variamente rappresentati all’interno delle sue istituzioni. Attualmente il presidente dell’europarlamento è l’italiano Tajani, il presidente della BCE è l’italiano Draghi, l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza è l’italiana Mogherini, nei banchi dell’europarlamento siedono 73 italiani (solo la Francia con 74 e la Germania con 96 ne hanno di più). Tutte queste persone dovrebbero fare gli interessi dell’Unione ma anche rappresentare l’Italia. Forse in questi anni non l’hanno fatto nel migliore dei modi se in Italia oggi è così facile far credere alle persone che l’Europa è un insieme di burocrati e di regole inutili. Dimenticando del tutto cos’era l’Europa nel secolo scorso quando guerre, confini, dazi e  quant’altro gravavano sul benessere fisico ed economico di cinquecento milioni di persone.

Enrico Maria Ferrero

Published in: on domenica, 25 novembre, 2018 at 2:04 pm  Lascia un commento  

West Nile Disease, storia di cavalli, esseri umani e zanzare

La Malattia del Nilo Occidentale, o West Nile Disease in inglese, è una di quelle malattie esotiche anche nel nome che destano sempre preoccupazione perché poco conosciute. Ed è giusto preoccuparsi quando ci si trova in presenza di un evento che conosciamo poco e che potrebbe mettere a rischio la nostra salute. A maggior ragione quando i messaggi vengono veicolati dai media più diffusi sui quali è difficile verificarne le fondamenta scientifiche. Anzi, al contrario, per l’esigenza di vedere rilanciate le proprie news chi scrive tende sempre ad enfatizzare gli aspetti che generano paura in chi legge.
E’ pur vero che anche la Malattia del Nilo Occidentale può avere esito fatale, soprattutto quando colpisce i soggetti più deboli o per motivi di età o perché già indeboliti da altre malattie concomitanti. Ma questo accade per tutte le malattie in genere, da quelle virali come l’influenza a quelle batteriche come le faringiti da streptococco o ancora a quelle parassitarie come l’idatidosi-echinococcosi.
Innanzitutto perché questa malattia si chiama così? In origine il virus che ne è causa fu isolato nel 1937 in Uganda nel distretto del West, per poi essere successivamente trovato in Egitto negli esseri umani, negli uccelli e negli insetti. Oggi il virus della West Nile Disease è presente un po’ ovunque nei vari continenti, anche in Italia, dove fu trovato per la prima volta nel 1998 in Toscana. Da allora, ogni estate, ha fatto la sua ricomparsa in diverse Regioni. Per questo motivo dopo il 1998 il Ministero della Salute ha deciso di mettere in piedi un Piano di Sorveglianza Nazionale che poi ogni Regione ha adattato secondo le sue caratteristiche. Questi piani hanno lo scopo di individuare rapidamente la circolazione del virus nei mesi estivi, ossia qualdo le zanzare ricompaiono dopo il freddo dei mesi invernali, attraverso controlli svolti dai servizi di sanità animale delle ASL su cavalli, volatili e zanzare.
Per questa malattia l’uomo è considerato un “fondo cieco”, ossia chi viene infettato non può trasmettere la malattia ad altri uomini o animali. L’unico modo in cui la malattia può trasmettersi da uomo a uomo è la trasfusione di sangue o il trapianto i organi. Per questo motivo vengono sospesi i donatori di sangue che negli ultimi 28 giorni abbiano trascorso anche solo una notte in una provincia in cui è stata dimostrata la circolazione del virus. In queste ultime province invece tutte le sacche di sangue raccolte vengono sottoposte a dei test che escludano la presenza del virus a tutela dei riceventi.
Come si trasmette quindi questa malattia che colpisce soprattutto gli uccelli selvatici come gazze, cornacchie e simili? La West Nile Disease viene trasmessa dalle zanzare comuni, quelle del genere Culex che ci infastidiscono nelle notti d’estate. Le zanzare si infettano pungendo gli uccelli malati, poi o pungono altri uccelli o altri ospiti accidentali come l’uomo o i cavalli trasmettendo loro il virus. E’ chiaro che essendo l’Italia un Paese in cui c’è sovrabbondanza di zanzare e di volatili selvatici (basti pensare a luoghi come la pianura Padana), la malattia si è insediata in modo stabile. Ma, visto il necessario veicolo delle zanzare comuni, la diffusione avviene ogni anno solamente nei mesi più caldi. Quello che va ribadito in modo chiaro è che questa malattia non è contagiosa, non si trasmette da uomo a uomo, né da uomo a zanzara. L’unico modo che hanno uccelli, cavalli e uomini per infettarsi è farsi pungere da una zanzara infetta.

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Questa estate, a differenza degli anni precedenti, è stata evidenziata una circolazione precoce ed estesa del virus, soprattutto nelle Regioni del nord, dal Piemonte al Veneto. Questa informazione deriva da quel sistema di controlli di cui si è già detto, effettuati dalle ASL sui volatili rinvenuti morti, sulle zanzare catturate con trappole apposite e sul sangue prelevato dai cavalli, altra specie sensibile al virus ma, come l’uomo, “fondo cieco”.
La malattia nell’uomo, nella maggior parte dei casi, si manifesta dopo un periodo di incubazione che va da pochi giorni fino a due settimane, ma solo una persona su quattro mostrerà febbre, mal di testa, nausea e malessere generalizzato, sintomi talmente generici che non inducono certo i medici a supporre di trovarsi di fronte a un caso di West Nile Disease, piuttosto ad una forma influenzale.
Se invece compaiono dolori muscolari, alle articolazioni, aumento dellle dimensioni dei linfonodi, eruzioni cutanee e difficoltà a respirare, allora il medico deve poter fare una diagnosi di malattia, a maggior ragione se si è d’estate ed in un territorio in cui è già stata dimostrata la circolazione virale.
Solo occasionalmente, in quella minima percentuale di pazienti già debilitati per altri motivi, la malattia può evolvere e complicarsi sfociando in meningite o encefalite. In questi casi i sintomi più comuni sono febbre elevata, debolezza estrema, forte mal di testa, paralisi flaccida, alterazione dello stato di coscienza, tremori e convulsioni fino, nei casi più gravi, coma e morte.
Quindi ogni estate ci si aspetta la comparsa di alcuni casi di malattia e di pochi casi con esito fatale. Quest’anno i casi sono già due, un numero infinitamente più basso rispetto ad altre cause di morte molto più banali come i colpi di calore o le infezioni gastrointestinali, per non parlare degli incidenti domestici, stradali o sul lavoro.
Bisogna quindi rassegnarsi e sperare di non essere infettati? Ovviamente no, qualcosa si può fare. Ad esempio le ASL ogni primavera possono informare i medici di base sulla possibilità che nei loro territori possa circolare il virus nei mesi estivi. Possono essere organizzati incontri con i medici, la popolazione, gli studenti per diffondere la conoscenza della malattia e delle contromisure adottabili. Dove si riscontra la circolazione virale i Comuni dovrebbero effettuare degli interventi di disinfestazione, in particolare nelle vicinanze dei luoghi in cui sono stati rinvenuti casi umani ed animali di malattia o dove le zanzare sono state trovate positive. Attività di disinfestazione che possiamo svolgere anche noi nei siti più frequenti di sviluppo delle larve (tombini, sottovasi, fossati, acque stagnanti). In questi modi si può evitare di allevare zanzare nei propri giardini o balconi.
A livello individuale sono invece consigliabili ed efficaci i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare come gli insettorepelenti cutanei o più semplicemene basta indossare capi di abbigliamento che coprano braccia e gambe o installare zanzariere a porte e finestre nelle zone in cui il numero della zanzare è cospicuo.
Per un aggiornamento settimanale sulla diffusione dei casi umani della malattia in Italia è possibile consultare il bollettino del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/bollettino.asp

Published in: on lunedì, 6 agosto, 2018 at 8:21 am  Lascia un commento  
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Pillole riCostituenti 1 (un po’ di storia)

Più di duemila anni fa Aristotele diceva che “anche quando le leggi sono scritte, non dovrebbero mai rimanere immutate” e in effetti così è. Prima o poi le regole su cui si basa la convivenza civile degli esseri umani sono destinate a cambiare. O a sparire.

La Costituzione Repubblicana non sfugge a questa regola. E in effetti nei suoi quasi settant’anni di vita ha subito ritocchi e modifiche più o meno sostanziosi. Tra il 1963 ed il 2012 sono state ben 15 le leggi di revisione costituzionale.

In genere si trattava di modifiche di singoli articoli o, nei casi più estremi, di un gruppo di articoli. Oggi però il Parlamento propone una modifica più profonda, per la quale non è stato possibile raggiungere un accordo tra maggioranza ed opposizione. Solo due volte in passato era accaduto. Nel 2001 quando la riforma fu approvata dal referendum popolare e nel 2006 quando invece la proposta venne bocciata dai cittadini.

Ma perchè è così difficile modificare la Costituzione? (continua)

 

 

Published in: on mercoledì, 20 aprile, 2016 at 1:49 pm  Lascia un commento  

Perchè Sanremo è Italia

Sanremo.

Stanno emergendo ulteriori particolari relativi all’operazione “furbetti del cartellino”. Oltre alle videocamere piazzate vicino alle macchinette timbratrici sembra che siano stati installati anche degli innovativi lettori del pensiero. Queste straordinarie apparecchiature consentono di leggere nella mente delle persone e sono estremamente utili nel corso delle indagini, perchè aiutano a capire cosa realmente stavano facendo i dipendenti comunali.

Alcune anticipazioni stanno già circolando in rete e sono stupefacenti. Ne anticipiamo qualcuna, indicando ora e nome di fantasia (per ovvi motivi di tutela della riservatezza) delle persone controllate.

Ore 6,50 Giacomo. Dove ho messo tutti i badges? cavolo sono quasi le 7 e non abbiamo ancora timbrato. Ah, eccoli! allora incominciamo: e uno (bip), e due (ribip), e tre (aribip) …… e centocinquanta (ariririri….bip). Pfffff che fatica! Me lo sono proprio meritato un po’ di riposo,per cui ora vado al bar a leggermi i quotidiani. Vedi mai che abbiano arrestato qualche politico visto che sono tutti dei cornuti corrotti e dei gran ladroni. Ah, ma se comandassi io saprei cosa fare, per ominciare tutti in galera! Ma che fa questo qui dietro di me? è da dieci minuti che mi osserva. E’ proprio vero che la gente non si fa mai i cazzi suoi. Va beh, forse dovrà strisciare anche lui un po’ di badges e avrà fretta di tornare alle sue occupazioni.

Ore 7,00 Marco. Finalmente ha finito. Che vergogna, ogni volta è la stessa storia, cambia la persona ma chiunque arrivi ha una sfilza di badges da timbrare. Io l’ho detto al capo, ma dalla sua risposta evasiva ho pensato che anche il suo badge passi in quelle mani. Si, mi ha proprio detto così: ma non si preoccupi che le cose importanti sono altre. Dal suo punto di vista ha ragione, lui prende lo stipendio e in più ha una fiorente attività commerciale che ha sviluppato negli anni proprio grazie alle conoscenze che ha fatto con il suo lavoro pubblico. Mica posso mettermi contro di lui e contro tutte queste persone, anche se devo fare la loro parte di lavoro. Va beh (sospiro), strisciamo il badge e cominciamo la giornata (bip).

7,30 Anna. Presto presto, devo strisciare il badge di corsa (bip) che ho lasciato i bambini in auto in seconda fila e siamo in ritardo per la scuola.

7,31 Giorgia. Chissà perchè Anna aveva così fretta. Lei è una importante, forse avrà avuto qualche appuntamento con persone che contano. Beata lei che ha un lavoro così interessante. (bip)

8,01 Antonio. Eccoci qui, una nuova giornata schifosa sta per iniziare. Quasi quasi non striscio il badge e me ne vado in spiaggia a guardare le onde. Sì, ma poi chi porta a casa lo stipendio? e i miei bambini? da quando avevo segnalato quei colleghi che in orario di servizio facevano di tutto tranne che lavorare nessuno mi rivolge più la parola. E mi hanno anche demansionato. E hanno cercato in tutti i modi di dimostrare che sono io quello che ruba lo stipendio. Vermi schifosi. Chissà se un giorno arriverà qualcuno a fare giustizia, anche se sarà sempre troppo tardi. Dai Antonio, tappati gli occhi, il naso e il fondoschiena e combatti. (bip)

9,59 Paolo. Ciao macchinetta infernale. Non mi fotti, oggi ci ha già pensato Giovanni tre ore fa. Adesso passo un attimo in ufficio che devo fare un paio di telefonate e poi vado a fare la spesa che entro mezzogiorno mia moglie mi aspetta per pranzo.

N.d.A Fatti, persone e luoghi citati sono frutto della fantasia dell’autore e nulla hanno a che vedere con fatti realmente accaduti.

Sanremo cento anni fa.

Published in: on giovedì, 29 ottobre, 2015 at 12:56 pm  Lascia un commento  
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Quando in Parlamento vanno come razzi.

A volte mi chiedo se l’ignoranza che ormai dilaga non sia frutto di precise scelte strategiche. Altro che scie chimiche e microchip. Se un complotto esiste davvero è quello organizzato ai danni della cultura e dell’informazione. A parte il fatto che i migliori cervelli li stiamo esportando in tutto il mondo, stiamo sfornando masse di individui senza senso critico. Che si indignano davanti alle ingiustizie (vere, finte o presunte) che vengono loro propinate su facebook o da programmi televisivi come Le Iene, salvo poi non far nulla per capire cosa succede oltre gli schermi dei loro smartphone, delle loro tv e dei loro pc e per provare a cambiare le cose.

E a volte capita che anche persone ragionevoli prendano per buone delle notizie sul cui fondamento è lecito nutrire più di un dubbio.

Ad esempio la riforma della Costituzione, che il Parlamento sta faticosamente portando avanti, si propone tra l’altro di abolire il bicameralismo perfetto. Cioè si vuole escludere che il futuro Senato approvi le leggi, lasciando l’esclusiva alla Camera dei Deputati. L’argomento che viene portato a sostegno è semplice da capire: oggi le leggi vanno approvate da ciascuna delle due Camere in tempi successivi. Se in un passaggio il testo viene modificato, anche solo di una virgola, deve tornare all’altra Camera. E così potenzialmente all’infinito, tanto che questo andirivieni delle leggi viene chiamato navetta, proprio come un treno o un pullmann che va avanti e indietro da due capolinea.

Abolire la potestà legislativa del Senato vorrebbe dire quindi avere la certezza di poter approvare le leggi in tempi ragionevoli. Non più anni ma mesi, forse settimane. Così mi sento dire da tutte le persone che me ne parlano.

Ma è davvero così? non è che certe leggi invecchiano in Parlamento per anni solo perchè nessuno ha interesse ad approvarle mentre altre, magari, vengono approvate un po’ più rapidamente?

razzi

Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio.

Il 27 giugno 2006 Ignazio Marino, l’attuale Sindaco di Roma, presentò al Senato un disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico.

Il 2 luglio 2008 l’attuale Ministro dell’interno Alfano presentò un disegno di legge che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.

Verrebbe da dire che tra i due argomenti quello che ci interessa come cittadini e che riguarda un po’ tutti è il primo. Chi non vorrebbe scegliere cosa farsi fare e cosa no nel momento in cui non fosse più in grado di decidere perchè irreversibilmente privo di coscienza? Il secondo argomento invece sembrerebbe meno urgente, perchè alla fin fine riguarda quattro cittadini (i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri), magari importanti, ma sicuramente così autorevoli da poter aspettare, visto poi che da loro ci si aspetterebbe di tutto ma men che mai dei comportamenti delittuosi.

Come sono finite le due vicende? Dopo nove anni della legge sul testamento biologico si sono perse le tracce. L’altra legge, diventata famosa come “Lodo Alfano”, fu approvata in 20 giorni.

No, non è un errore. Il Parlamento in quel caso approvò una legge in soli venti giorni. Come è stato possibile? Vediamo insieme ciò che è successo:

– 2 luglio 2008: Alfano presenta alla Camera il disegno di legge

– 8 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera iniziano l’esame del testo

– 9 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 9 luglio 2008: la Camera dei Deputati inizia la discussione del testo

– 10 luglio 2008: la Camera approva

– 10 luglio 2008: il Senato riceve il testo dalla Camera

– 14 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato iniziano l’esame del testo

– 17 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 21 luglio 2008: il Senato inizia la discussione del testo

– 22 luglio 2008: il Senato approva in via definitiva il “Lodo Alfano”, e voilà! si sospendono immediatamente tutti gli eventuali processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato.

Stop ai cronometri: sono passati 20 giorni esatti, un record! E poi c’è chi dice che il Parlamento italiano ci mette anni ad approvare le leggi!

Già, ma non sarà mica che la velocità dell’iter di una legge fino ad oggi è sempre stata direttamente proporzionale all’interesse personale dei parlamentari o di chi li controlla?

In ogni caso è lampante che la lentezza con cui vengono approvate le leggi non dipende solo ed esclusivamente dal bicameralismo perfetto. Se il Parlamento vuole approvare in fretta una legge lo può fare in meno di tre settimane, come ha dimostrato con il “Lodo Alfano”.

Una favola italiana: anche i miracoli prima o poi finiscono.

Cari italiani,

c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Fassino. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Brunetta veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.Immagine

Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e uno schermo gigante con la faccia di La Russa per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano le canzoni di Apicella e l’industriale era contento.

Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Renzi. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera di Scelta Civica, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.

Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della sua unica mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 99.999» e si prese una manganellata sui denti.

I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»

Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia

Libero adattamento da Stefano Benni, “La tribù di Moro seduto”, Mondadori, 1977.

Published in: on lunedì, 19 gennaio, 2015 at 8:01 am  Comments (1)  
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Lettera aperta a Cofferati.

A Sergio Gaetano Cofferati.

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Le scrivo da semplice cittadino, nonché da presidente di seggio alle ultime primarie liguri, dopo aver letto della sua intenzione di lasciare il Partito Democratico in seguito alla vittoria di Raffaella Paita e alla sua conseguente candidatura alla presidenza della Regione Liguria. Non mi stupiscono le situazioni che Lei denuncia (voto falsato dalla partecipazione di persone di centro destra o di extracomunitari pagati) perchè noi comuni mortali sono anni che le denunciamo a chi come Lei ha incarichi di vertice in questo partito. Semmai viene da chiedersi se avrebbe preso la stessa decisione in caso di vittoria. Io non la conosco personalmente, ma durante la sua recente campagna elettorale per essere rieletto al Parlamento europeo si è presentato dalle mie parti e sono venuto ad ascoltarla. Alla fine quando alcuni amici mi hanno spinto a salutarLa Lei mi ha porto cortesemente la mano ma senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, mostrando palesemente il suo desiderio di andarsene al più presto a cena con i suoi accompagnatori. Ecco, quella stretta di mano frettolosa come il suo abbandono della nave in difficoltà è stato l’ennesimo sgarbo, non a me, ma alle migliaia di elettori di centrosinistra che anche domenica 11 gennaio sono andati a votare per le primarie. E molti lo hanno fatto senza convinzione, come ormai da troppi anni accade, perché il solco che divide la classe politica dai cittadini è sempre più profondo. E questo suo ultimo gesto lo conferma. Da dieci anni ogni volta che ci sono le primarie i volontari, quasi sempre gli stessi, passano 13 ore ai seggi. Lei crede che siano contenti, ogni volta, di veder venire a votare fascisti, forzisti, opportunisti o persino personaggi in odore di mafia? Voi avete voluto le primarie aperte, avete voluto far votare minorenni e stranieri. E allora perché lamentarsi ora? Sarebbe stato più onesto sollevare la questione prima di arrivare a tanto. Mentre Lei collezionava incarichi all’interno del PD e nelle istituzioni, migliaia di volontari si facevano il sangue amaro, ma l’hanno sostenuta ugualmente, come ancora pochi mesi fa quando Lei non si faceva gli attuali scrupoli sulla provenienza dei voti necessari per tornare a Strasburgo. La prego, dimostri che mi sto sbagliando, che ci stiamo sbagliando. Ci ripensi e ritorni nel PD a dare anche Lei una mano, perché è proprio questo il momento in cui si vede chi ci tiene davvero al futuro del partito e dell’Italia e chi invece è solo un opportunista. Oppure se ne vada, ma abbia il buon gusto di lasciare il posto a Strasburgo a qualcuno che sia più motivato. Se non farà né l’una né l’altra cosa avrà perso la fiducia e la stima di molte persone. Me compreso, anche se dubito che possa importargliene molto.
A noi invece piace continuare a resistere e provare a cambiare davvero le cose, anche in Liguria, perché come diceva il mio corregionale Luigi Tenco “appena s’alza il mare gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo”.
Enrico Maria Ferrero

P.S.del 1° febbraio 2015
Viste le sue gravissime dichiarazioni su n’drangheta e politica nell’estremo Ponente ligure, da cui si deduce che fino a ieri ne fosse all’oscuro, La invito a lasciare il suo seggio a Strasburgo e a venire a combattere in prima linea con chi in questi anni é stato lasciato solo dall’establishment di cui Lei ha fatto parte. O quanto meno La invito a frequentare di piú questi luoghi. Anche al di fuori delle campagne elettorali che La riguardano in prima persona.

Published in: on domenica, 18 gennaio, 2015 at 6:56 pm  Comments (4)  
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Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

venticinquemila

Dopo i 10.000 accessi all’home page stanno per arrivare a 25.000 le visite complessive alle pagine del blog.

Grazie a tutti voi che, con la vostra bontà, avete permesso a BLOG-ICO di raggiungere questi significativi risultati. Un incoraggiamento a continuare.

Published in: on martedì, 12 marzo, 2013 at 7:45 pm  Lascia un commento