Lodo-Alfano, lodo-Schifani e Corte Costituzionale

Si discute molto del recente rinvio alla corte costituzionale del cosiddetto “lodo Alfano”.

Così come si discute molto delle dichiarazioni rese dal capo del governo e dai suoi avvocati nei confronti dei giudici di Milano e dei giudici costituzionali.

Andiamo con ordine.

Al di là dei tanti giudizi espressi in queste ore mi sembra utile chiarire alcuni aspetti che ai più sono sconosciuti, e che possono spiegare il perchè alcune affermazioni del capo del governo e dei suoi difensori dimostrano, a non voler pensar male, una scarsa conoscenza della costituzione e delle leggi.

Afferma il capo del governo che se il “lodo Alfano non passasse allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario“.

Cominciamo da qui. Il “lodo Alfano è legge dello Stato dal 26 luglio 2008 (legge n. 124 del 23 maggio 2008, scaricabile QUI) in seguito ad approvazione da parte del Parlamento.

E’ intanto curioso notare come in Italia, di solito, per arrivare all’approvazione di una legge occorrano anni di discussioni, riflessioni, aggiustamenti. In questo caso furono sufficienti 20 giorni. Infatti il progetto di legge venne presentato dal Ministro Alfano alla Camera dei Deputati il 2 luglio e da questa fu approvato in poco più di una settimana il 10 luglio. Passò poi al Senato il giorno stesso e venne definitivamente approvato senza la minima modifica il 22 luglio. E’ questa una bellissima dimostrazione di come il Parlamento sappia essere rapido ed efficiente, alla faccia di chi si ostina a dire che il nostro bicameralismo perfetto rappresenta un ostacolo all’approvazione rapida delle leggi.

Ma torniamo al 2 luglio, quando il Ministro Alfano depositò alla Camera il progetto di legge (QUI il testo originale). Nel testo si rileva come la precedente legge-fotocopia (il cosiddetto lodo-Schifani che si può leggere cliccando QUI) venne censurata dalla Corte Costituzionale

Era previsto nel lodo-Schifani che “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il Presidente della Repubblica, salvo quanto previsto dall’articolo 90 della Costituzione, il Presidente del Senato della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri, salvo quanto previsto dall’articolo 96 della Costituzione, il Presidente della Corte costituzionale. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sospesi, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 e salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime“.

Prevede oggi il lodo-Alfano che”Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione“.

Leggeteli attentamente, e scoprirete che sono praticamente identici! O meglio, se si fa particolare attenzione si scopre che una differenza importante c’è. Il lodo-Schifani tutelava le 5 cariche più importanti dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio e della Corte Costituzionale) mentre il lodo-Alfano ha ridotto la tutela a solo 4 delle 5 precedenti alte cariche. Qual’è stata esclusa dall’immunità? Non è difficile da indovinare: il presidente della Corte Costituzionale.

Senza approfondire le prerogative della Corte Costituzionale e del meccanismo che porta alla dichiarazione di incostituzionalità di una legge, basterà andarsi a rileggere la sentenza con cui il lodo-Schifani venne dichiarato incostituzionale con la conseguente sua cancellazione. Infatti quando una legge viene dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale è come se non fosse mai esistita.

La sentenza con cui la Corte Costituzionale chiuse il capitolo del lodo-Schifani fu molto severa e può essere letta nella sua interezza QUI.

La conclusione della Corte, che avrebbe dovuto costituire una pietra tombale sul tentativo di introdurre un’immunità speciale per le alte cariche dello Stato, rilevava nel lodo-Schifani “gravi elementi di intrinseca irragionevolezza“. Sosteneva la Corte che la legge era incostituzionale in quanto violava gli articoli 3 (principio di uguaglianza dei cittadini) e 24 della Costituzione.

Invece il lodo-Alfano, come abbiamo visto, è la fotocopia del lodo-Schifani con l’esclusione dal privilegio dell’immunità (chissà perchè?) del solo presidente della Corte Costituzionale.

Si arriva così al primo caso di applicazione del lodo-Alfano, ossia il processo sui diritti tv di Mediaset che si tiene a Milano e nel quale il capo del governo è imputato di frode fiscale. I giudici per le indagini preliminari hanno accolto la richiesta del pubblico ministero che ha avanzato forti sospetti di costituzionalità del lodo-Alfano, chiedendo ai giudici di sospendere il processo e di richiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi.

Quando un giudice qualsiasi è obbligato ad applicare una legge che, ad un attento esame, pare viziata da incostituzionalità, non deve far altro che sospendere il processo in cui tale legge andrebbe applicata e inviare il tutto alla Corte Costituzionale. Da qual momento il processo è sospeso in attesa del giudizio della Corte Costituzionale. Quest’ultima dovrà prima di tutto decidere se il giudice titolare del processo ha argomentato adeguatamente sulla necessità di applicare la legge “sospetta” e se il sospetto di incosituzionalità è fondato o meno. Se la decisione è favorevole la Corte deciderà poi il merito della questione.

E’ quindi assai probabile che si arrivi ad una nuova censura anche del lodo-Alfano, visto che la situazione è praticamente la stessa di cinque anni fa.

Sbaglia quindi Niccolò Ghedini, deputato e componente della commissione giustizia alla Camera, nonchè avvocato del capo del governo (QUI la sua scheda personale), quando a proposito della decisione dei giudici di Milano afferma che “si tratta di una decisione sbagliata che è una ribellione alla Corte Costituzionale“.

I giudici di Milano non hanno fatto altro che il loro dovere, come impone la Costituzione (articolo 101: “i giudici sono soggetti soltanto alla legge“). Di fronte ad una legge che a loro appare palesemente incostituzionale, ad un precedente analogo che ha portato alla cancellazione del lodo-Schifani (documento originale da cui è stata ricavata la fotocopia lodo-Alfano), hanno solo applicato i principi dettati dalla Costituzione e dalle leggi.

Né è corretto affermare che se il “lodo Alfano non passasse il vaglio della Corte Costituzionale allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario“, in quanto la Corte Costituzionale non appartiene all’ordinamento giudiziario ma è un organo costituzionale. Proprio come il Governo. E né l’uno né l’altro, come dice la Costituzione, sono eletti dal popolo, ma vengono nominati.

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Published in: on lunedì, 29 settembre, 2008 at 3:55 pm  Comments (1)  
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  1. Quando ho sentito l’affermazione di Berlusconi in televisione, mi sembrava più una minaccia che una considerazione 🙂 Questi tentativi che mirano a togliere autorevolezza agli organi giudiziari e istituzionali, sono molto preoccupanti. Ultimamente Veltroni ha parlato di questo sistema che si sta degenerando, per poi accostare Berlusconi a Putin. Mi ha fatto sorridere la prima pagina di Libero, che parlava di “insulti al premier”… Strano, mi pareva che Berlusconi fosse molto amico con l’ex del kgb. Soprattutto dati gli accordi economici tra i due. Forse pochi si ricordano l’offerta fatta a Prodi da Gazprom, per un posto di rilievo (chairman) nell’operazione SouthStream (900km di condotto passante sotto il mar morto entro il 2013, che trasporterà 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno): l’ex premier rifiutò l’incarico, mentre quello attuale è stato ben contento di accettarlo.
    Triste vedere come questa gente faccia di tutto per avvantaggiarsi, al discapito di tutto: non importa se devo delegittimare i magistrati o la corte costituzionale, non importa se per avere controllo completo anche sulla televisione pubblica, si impedisce l’elezione di un membro dell’opposizione (prassi da sempre) per la commissione di vigilanza… E la cosa ancor più triste è che l’informazione filtra tutto, le cose assurde appaiono scontate… C’è bisogno di *informazione*, nel vero senso della parola. Qualcuno ha capito da tempo l’importanza di questa e il peso che ha sulla società…


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