Tripoli quat sold ëd patate

deserto

Così cantava mio nonno, parodiando in modo irriverente un vecchio motivetto coloniale intitolato “Tripoli bel suol d’amore”.

A distanza di quasi un secolo alcune delle parole del testo sono tornate d’attualità, anche se “sul mar che ci lega coll’Africa d’or” non viaggiano più le corazzate colme di fanti italiani ma le carrette del mare piene di disperati.

E l’Italia che fa? un bell’accordo con il colonnello Gheddafi, personaggio noto per la sua moderazione e per la sua vicinanza con il mondo occidentale.

Non è fantascienza, ma cronaca. La Camera dei Deputati ha approvato il 21 gennaio il testo di un accordo stupefacente sottoscritto a Tripoli il 30 agosto 2008 dal presidente del Consiglio italiano e dal Leader della Rivoluzione per la grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista. Hanno votato a favore, tra gli altri, i gruppi PDL, PD e Lega Nord. Hanno votato contro IDV e UDC.

Quello che mi preme comunicare è tuttavia il contenuto del trattato che è già all’esame del Senato e , salvo clamorose novità, verrà ratificato quanto prima.

Alcune previsioni:

– l’Italia darà alla Libia 250 milioni di dollari all’anno per 20 anni per realizzare infrastrutture (ecco a cosa servivano i tagli al welfare)

– L’Italia si impegna a costruire 200 unità abitative in Libia (palazzi o ville? per il popolo o per il leader?)

– L’Italia concederà 100 borse di studio all’anno a studenti libici

E in cambio cosa avrà l’Italia?

– La concessione ai suoi cittadini dei visti per turismo, affari o altro, senza limitazioni (e ci credo, così gli portiamo anche un po’ di denaro fresco)

E le aziende italiane che da anni vantano crediti nei confronti delle Amministrazioni e degli Enti libici? nessun problema, il trattato stabilisce che “le Parti si impegnano a raggiungere con uno scambio di lettere una soluzione sulla base del negoziato nell’ambito del Comitato Crediti”.

Capito? noi sganciamo un po’ di miliardi di dollari e loro si impegnano a discutere dei debiti che hanno nei confronti delle nostre aziende.

Ma allora perchè questo trattato lo vogliono PDL, PD e soprattutto Lega Nord (il partito che non vuole le moschee in Italia)?

Forse perchè il trattato prevede un’altra cosa: “le Parti promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche. Il Governo italiano sosterrà il 50% dei costi, mentre per il restante 50% le due Parti chiederanno all’Unione Europea di farsene carico”.

In parole povere: si vorrebbe spostare il controllo dei flussi migratori da Lampedusa fino ai confini terretsri libici, ossia la bazzecola di alcune migliaia di chilometri di deserto, dove alcune società italiane (quali?) con l’ausilio dlle necessarie tecnologie (quali?) controlleranno che nessuno passi (come?). Per il resto rimane qualche dubbio circa la disponibilità dell’Unione Europea a contribuire a finanziare un progetto che, se non sembrasse folle, risulterebbe perlomeno inquietante.

Cliccando qui potete comunque scaricare il testo completo della legge di ratifica e del trattato italo-libico.

Dimenticavo, i soldati italiani in Africa, nel 1911, cantavano con parole diverse il motivetto coloniale. Loro erano per lo più poveri contadini, catapultati con la forza in luogo tutt’altro che ospitale. Ma le loro parole oggi tornano di triste attualità:

Sai dove si stende più sterile il suol?

Sai dove dardeggia sanguigno il bel sol?

Di madri il singhiozzo, di spose il dolor,

Son doni che reca quest’Africa d’or,

Tripoli suol del dolore

Ti giunga in pianto questa mia canzon.

Sventoli il tricolor

mentre si muore al rombo del cannon.

Tripoli suol del dolore

ti giunga in pianto questa mia canzon.

Published in: on sabato, 31 gennaio, 2009 at 7:22 pm  Lascia un commento  

Buon 2009

…Venivano dalle fabbriche del Nord dove erano stati costretti a mettere molto giustamente in cassa integrazione 1.200 operai. Io pensai allora alla mia grandissima fortuna di essere impiegato e sentii per loro molta gratitudine e decisi che per il futuro sarei stato ancora più servile e riconoscente.

Parlavano di vacanze: “Non si sa più dove andare: Riccione, Viareggio, la Riviera un vomito, ovunque gente oscena!”. Io ci rimasi male perchè capii che al solito sbagliavo tutto, io che da 2 anni mettevo da parte i soldi per portare mia moglie e mia figlia sulla costa adriatica. Avevano le famiglie a Gstaad in Svizzera, un posto che non conoscevo “per tener lontani almeno loro da tutto questo schifo che è l’Italia”. Io per un attimo mi permisi di pensare che in fondo è l’Italia che avevano costruito loro, la classe dirigente, ma non mi sentii di insistere troppo.

Io li guardavo sempre ammirato quando il treno entrò lentamente a Termini. Sulla banchina c’era una lunga striscia di braccianti calabresi che venivano dalla Svizzera…

Gli emigrati erano seduti sulle loro tremende valigie di cartone tenute chiuse con gli spaghi. Avevano le facce magre e scure, marmorizzate in un dignitoso dolore. Eravamo tutti al finestrino. Il Megapresidente disse: “E’ stato un anno davvero terribile”. “Per chi?” domandò trillando il Sig. Direttore Generale. Ma come per chi? mi permisi di pensare io, non vedi come sono ridotti questi poveretti? E il Sig. Megapresidente: “Perchè non abbiamo mai avuto a Gstaad una neve così poco farinosa!”

Da: “Le lettere di Fantozzi”, di Paolo Villaggio, Rizzoli editore, 1976

Published in: on giovedì, 1 gennaio, 2009 at 2:55 pm  Comments (1)  
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