E dopo i polli, i suini.

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E’ notizia di queste ore che un nuovo ceppo di influenza si stia diffondendo in Messico e negli Stati Uniti, e che abbia già provocato il decesso di oltre 60 persone.

Ma che malattia è l’influenza suina? È una malattia infettiva virale e altamente contagiosa, ad andamento solitamente benigno, caratterizzata da sintomi di malessere generale e da manifestazioni respiratorie riferibili ad infiammazione delle mucose. Può provocare lesioni all’albero respiratorio come tracheiti, bronchiti, bronchioliti e bronco-polmoniti.

Quando è stata scoperta l’influenza dei suini per la prima volta? Nel 1918 in Illinois, in corrispondenza con la pandemia influenzale umana in atto nell’autunno-inverno del 1918. In quell’occasione venne avanzata l’ipotesi per cui i suini avessero contratto la malattia dall’uomo, in quanto la comparsa della malattia in un insediamento umano era rapidamente seguita da una epizoozia tra i suini allevati nella stessa zona. I suini che si ammalarono furono milioni, ma vennero a morte solo tra l’1 ed il 4% di essi. Da allora sono stati frequentemente riscontrati dei focolai di influenza suina in tutto il mondo, Italia compresa

Come si comporta il virus dell’influenza suina? Nella malattia tipica il virus agisce da agente primario, preparando il terreno ad una successiva infezione batterica responsabile delle lesioni bronco-polmonari. Il virus dell’influenza suina è molto simile a quello dell’influenza umana, tanto che entrambi sono stati più volte isolati in entrambe le specie animali. Tuttavia, in condizioni naturali, la malattia colpisce unicamente i suini, senza differenze legate alla razza, all’età o al sesso.

Come si trasmette la malattia? Essenzialmente per via aerogena, anche se nel suino un certo ruolo sembrano anche averlo alcuni vermi (nematodi) polmonari. Il virus penetra nelle cellule della mucosa delle vie respiratorie e da lì si diffonde per continuità a faringe, laringe, trachea e bronchi, da cui viene eliminato nell’ambiente esterno tramite l’espettorato.

Quanto dura la malattia? Dopo un periodo di incubazione estremamente breve (da poche ore fino ad un massimo di 1 o 2 giorni) l’influenza suina insorge improvvisamente con sintomi tipici delle forme influenzali (febbre, tosse, tremori, spossatezza, scolo nasale, vomito e diarrea), ha una rapida evoluzione ed altrettanto improvvisamente si ha la guarigione dopo circa una settimana di malattia.

Quali problemi possono derivare dal nuovo ceppo di influenza suina isolato in Messico e Stati Uniti? Le prime ipotesi avanzate dal Centro di Prevenzione e Controllo delle malattie statunitense tentano di fornire una spiegazione del passaggio del virus dai suini all’uomo, in quanto il virus influenzale suino colpisce tipicamente i suini e non gli esseri umani. L’infezione umana potrebbe quindi aver avuto inizio a seguito di stretti contatti con suini infetti. La maggiore preoccupazione è tuttavia legata al fatto che i è accertato che il nuovo virus si trasmette già da uomo a uomo. Il nuovo virus isolato dai pazienti influenzati appartiene al ceppo umano H1N1, ma potrebbe essere il risultato di una ricombinazione genetica di virus influenzali suini, aviari ed umani. Ciò che è stato appurato è che il virus che si sta diffondendo non è quello suino, ma un nuovo ceppo di virus influenzale umano N1H1. Questo nuovo ceppo contiene nel suo RNA porzioni genetiche di quattro differenti virus influenzali: il virus dell’influenza suina nordamericana, il virus dell’influenza aviare nordamericana, i virus dell’influenza umana e suina eurasiatici. Questo nuovo ceppo sembra provocare una forma influenzale del tutto simile a quelle provocate dai virus influenzali umani, anche se vomito e diarrea sembrerebbero più intensi rispetto alla comune influenza. Quello che è certo è che l’infezione degli esseri umani non avviene attraverso il consumo alimentare di carne suina o suoi prodotti derivati, ma attraverso il contagio da uomo a uomo, come del resto avviene di norma per tutti i virus influenzali umani. Il fatto che si tratti di un nuovo ceppo fa sì che gli esseri umani non dispongano di adeguate difese anticorpali, per cui la malattia si potrebbe diffondere rapidamente e provocare nei soggetti colpiti delle sindromi influenzali più gravi della norma.

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Published in: on venerdì, 24 aprile, 2009 at 11:11 pm  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. E cosa possiamo fare per difenderci?
    Solo sperare…..
    Il vaccino anti-influenzale potrebbe esserci in aiuto?
    Ciao, roberta

  2. Per difenderci possiamo fare quello che facciamo sempre in occasione di ogni normalissima epidemia influenzale. Quando sarà il momento ci vaccineremo con il vaccino che sarà prodotto, cercheremo di evitare luoghi affollati, e se ci ammaleremo ce ne staremo a letto e ci cureremo.
    Quello delle malattie che traggono origine dagli animali è un tipico caso in cui percezione e realtà possono differire enormemente (ne avevo parlato qui https://icoit.wordpress.com/2008/09/19/percezione-e-realta/).
    Nessuno sa (perchè nessuno dice) che in Italia ogni anno muoiono dalle 7.500 alle 8.500 persone per la comune influenza e le sue complicazioni. E muoiono per lo più persone anziane già indebolite da altre malattie croniche. Quindi questo nuovo ceppo virale, che darà probabilmente luogo ad un’epidemia influenzale che sarà chiamata messicana o chissà come, farà quello che fanno ogni anno i comuni virus influenzali, magari con sintomi un po’ più gravi ed un numero superiore di vittime.


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