Berlusconi secondo il Financial Times (n.2) The real sin of Silvio Berlusconi

crisi

La vera colpa di Silvio Berlusconi

E’ tempo di quiz, e questa è la domanda da cento milioni. Chi è l’attraente diciottenne guastafamiglie, come viene chiamata dalla stampa europea, che recentemente ha fatto questa dichiarazione immortale: “Voglio diventare una showgirl. Ma sono anche interessata alla politica. Sono flessibile.”

Si, è Noemi Letizia, la teenager al centro della causa di divorzio intentata contro il 72enne premier italiano Silvio Berlusconi dalla moglie Veronica Lario. Leggendo l’intervista rilasciata da Noemi al Corriere del Mezzogiorno (“Canto sovente con Papi Silvio al piano, o facciamo il karaoke”), è difficile capire chi sia più dispiaciuto tra la Lario, Gino Flaminio l’ex-fidanzato di Noemi, o l’intero popolo di 60 milioni di italiani.

Flaminio ha tutte le ragioni per esserlo. Ha detto che era stato con Noemi per 16-17 mesi – “era una relazione seria” – finchè, sei mesi fa, ricevette all’improvviso una telefonata dal primo ministro. E che lui, come disse, era lui.

Flaminio probabilmente un giorno si consolerà e starà meglio senza la volubile Noemi. Per contro, i sondaggi mostrano che il popolo italiano sembra determinato a restare dalla parte di Berlusconi, il cui indice di gradimento rimane molto alto a più di un anno da quando è salito al potere per la terza volta in 15 anni.

Gli avversari di Berlusconi, dentro e fuori l’Italia, ribollono furiosamente quando vedono come lui riesce sempre a farla franca.  Ma meno di quando due settimane fa a Milano il tribunale stabilì che David Mills, un avvocato inglese arrestato per aver accettato 600,000 dollari per farsi corrompere nel 1997, è stato condannato per falsa testimonianza  per proteggere il miliardario Berlusconi e la sua holding Fininvest. In ogni altro paese dell’Europa occidentale, uno scandalo di queste dimensioni avrebbe fatto cadere il premier in un tempo minore di quello necessario per pronunciare la parola “Papi”. Ma non in Italia, dove Berlusconi l’anno scorso è riuscito a far approvare dal  Parlamento una legge che gli ha dato l’immunità penale.

Naturalmente il premier nega di aver fatto alcunchè di sbagliato e dice che è stato tutto un complotto dei giudici e dei pubblici ministeri di sinistra per distruggere la sua carriera politica. Questo rito deprimente di accuse e controaccuse tra Berlusconi ed il potere giudiziario va avanti da molti anni e non dà segno di fermarsi.

Nel giudizio della pubblica opinione, tuttavia, alcuni sono sorpresi che Berlusconi non venga ritenuto colpevole di essere stato uno dei peggiori amministratori dell’economia italiana a partire dal 1945. Il suo primo, breve governo nel 1994 non portò a termine nulla. Il suo quinquennale controllo del potere dal 2001 al 2006 viene ricordato soprattutto per la mancata approvazione delle riforme liberali di cui l’Italia ha un bisogno disperato per restare competitiva nell’eurozona. Ora, sta governando la crisi in modo tale che il Fondo Monetario Internazionale ritiene che l’Italia sarà l’unica nazione dell’eurozona in cui la recessione durerà per tre anni consecutivi, dal 2008 al 2010.

Peggio di tutto, secondo la Commissione Europea il debito pubblico italiano arriverà al 116 per cento del PIL nel 2010. In altre parole, l’Italia tornerà indiero agli ultimi anni ’90. Noemi o non Noemi, questa è la vera colpa di Berlusconi.

Published in: on domenica, 31 maggio, 2009 at 9:59 pm  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , , , , ,

Berlusconi secondo il Financial Times Baleful influence of Burlesque cronies

(il titolo è un gioco di parole basato sull’assonanza tra Burlesque-cronies e Berlusconi, per cui il vero significato è “L’influenza funesta di Berlusconi”)

financial-times

The Financial Times, 26 Maggio 2009

Il futuro dell’Italia non è il fascismo. Ciò va detto perché da qualcuno è stato previsto. Molti pensano che crisi finanziaria più Silvio Berlusconi siano uguale a ritorno del fascismo. Quest’ultimo dopo tutto era iniziato allo stesso modo.

Ma è una conseguenza improbabile. L’Italia all’inizio degli anni ’20, quando Benito Mussolini salì al potere, era brutalmente barcollante tra la vittoria di Pirro contro gli austriaci del 1918, il degrado della classe politica e la minaccia crescente dei totalitarismi di sinistra. Chiaramente Berlusconi non è Mussolini: lui ha squadre di veline, non di camicie nere.

I veri pericoli si trovano altrove. In più di 15 anni di carriera politica – sempre come primo ministro o come capo dell’opposizione – ha avuto l’opportunità di spostare a destra il sentimento nazionale, in modo del tutto incontrastato. E non lo ha fatto con una propaganda grezza ma attraverso una continua ostentazione di lustrini, luccichii e ragazze ed uno stile iperbolico di retorica adatta ai media, che rappresenta l’intera opposizione come comunista e sé stesso come vittima.

Oggi, in seguito alle gravi domande che gli sono state poste circa la sua relazione con una ragazza che sogna di diventare una stellina dello spettacolo – poste prima di ogni altro da sua moglie – ha mosso al suo più ostinato interlocutore, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, una velata minaccia attraverso un collega ed ha cercato di raffigurare come inammissibili le domande stesse in quanto politicamente scorrette.

Ha mostrato un’identica belligeranza nei confronti dei magistrati che hanno stabilito come abbia corrotto l’avvocato inglese David Mills (per evitare l’accusa di corruzione) – chiamandoli “attivisti di sinistra” – anche se il Parlamento lo ha reso immune dall’azione penale.

Ancora insoddisfatto da un parlamento pur così favorevole, lo ha definito “inutile” ed ha affermato che andrebbe drasticamente ridotto a 100 membri, mentre il potere che dovrebbe aumentare è il suo. Ha poi cercato di sollevare le masse in suo favore, sollecitando una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme richieste per il provvedimento.

Ma il pericolo rappresentato da Berlusconi è di tipo differente rispetto a quello di Mussolini. E’ un indebolimento dei contenuti seri della politica da parte dei media, sostituiti dal divertimento. E’ la demonizzazione spietata dei nemici ed il rifiuto di garantire una base indipendente ai poteri in competizione. E’ il mettere una fortuna al servizio della creazione di un’immagine solida, costituita dall’affermazione di un successo senza fine e dal sostegno popolare.

Il suo dominio è in parte colpa di una sinistra esitante; di istituzioni deboli e a volte politicizzate; di un giornalismo che ha troppo sovente accettato uno status subalterno. Ma più di tutto è colpa di un uomo molto facoltoso, molto potente e sempre più spietato. Non fascista ma pericolo, in primo luogo per l’Italia, ed un esempio dannoso per tutti.

N.B. Il Financial Times è il principale giornale economico finanziario del Regno Unito. A livello di prestigio compete con il “The Wall Street Journal”, è di gran lunga il giornale più prestigioso in Europa; fonte: Wikipedia.

Il testo integrale e originale è consultabile cliccando sulla fotografia.

La terza squadra di calcio di Milano

n1178032184_30071825_2167

E’ matematico, la terza squadra di calcio di Milano, la autodefinitasi “Banda degli onesti”, ha arraffato l’ennesimo titolo fasullo della sua storia fatta di prepotenza ed illegalità.

Ai soliti svogliati festeggiamenti di rito, quest’anno i simpatici meneghini stanno pensando di abbinare quelli per il centenario del primo titolo di campione d’Italia, con la creazione di una maglia celebrativa ad hoc.

Nel pieno rispetto della tradizione che accompagna la “Banda degli onesti” giova ricordare quella prima epica impresa. Allora il calcio italiano non era una finzione come oggi, non era cioè del tutto assimilabile, come credibilità, al wrestling.

Allora le squadre più toste si chiamavano Pro vercelli, Casale, Andrea Doria, Genoa, Juventus, U.S. Milanese, Milan. Tuttavia nel 1909 in finale arrivarono la fortissima Pro Vercelli, reduce da due campionati stradominati e, a sorpresa, la terza squadra di Milano, nata tre anni prima da una costola del Milan. La federazione fissò la data dell’incontro per lo stesso giorno in cui era già prevista un’amichevole fra Nazionali militari, a cui i vercellesi avrebbero dovuto fornire numerosi giocatori. Il presidente dei piemontesi Luigi Bozino richiese ovviamente alla Federazione lo spostamento della data, ottenendone però un rifiuto conseguente a quello della terza squadra di Milano. Bozino decise quindi, in segno di protesta, di schierare la formazione giovanile composta da ragazzini di undici anni!!! convinto che a tal modo i dirigenti milanesi, per ovvi motivi di opportunità e decenza, avrebbero alfine concesso il rinvio.

Invece, inaugurando così una tradizione ormai centenaria, la terza squadra di Milano scese in campo con la migliore formazione possibile, ottenendo uno scontato successo per 11 a 3 e conquistando così la prima “perla” di una lunga collana.

Non senza una forte dose di ironia il capitano undicenne della Pro Vercelli, Sandro Rampini, prima del match consegnò ai rivali una lavagna “Così non perdete il conto dei gol che ci farete”. Naturalmente nei tre anni successivi la Pro continuò a dominare il campionato di calcio, ottenendo complessivamente cinque scudetti in sei anni. Senza quello scippo del 1910 avrebbe stabilito un record imbattibile: sei scudetti di fila.

Che la “Banda degli onesti” dia il via ai festeggiamenti!

Published in: on domenica, 17 maggio, 2009 at 3:01 pm  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Mister Obama!!! Mister Obama!!! i’m partly free!!!

obama-e-berlusconi

La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, e l’Italia non è esente da questa forma di degrado.

Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo), infatti il nostro Paese viene declassato per la prima volta da Paese ‘libero’ (free) a ‘parzialmente libero’ (partly free), unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia. (Rosaria Amato, La Stampa, 1 maggio 2009)

Non è sicuramente una bella notizia, l’Italia passa per la prima volta dal gruppo dei Paesi occidentali a forte tradizione democratica a quello dei Paesi sudamericani e balcanici. Eppure molti continuano a sostenere che la libertà di opinione non è in pericolo, che la stampa è in mano all’opposizione, che la tv è pluralista.  Mah! Spero solo che quando suonerà la sveglia per tutte le coscienze addormentate non sia troppo tardi.

cliccando qui potete osservare il planisfero di Freedom House riferito al 2009

cliccando qui potete osservare lo stesso planisfero com’era nel 2008

Published in: on sabato, 2 maggio, 2009 at 7:53 am  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , , , ,