Telelavoro

miroir téléphotique

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Proviamo ad immaginare la seguente situazione. Un consigliere reale all’inizio del ventesimo secolo viene ricevuto dal Re. Gli si avvicina e gli propone dei piani di investimento per un programma di potenziamento delle vie di comunicazione stradale. “Mi mostri le cifre” dice il Re, “Allora, quanti cavalli ci sono? Più di un milione. E quante automobili? Poche centinaia”. E la decisione che il Re avrebbe probabilmente preso sarebbe stata quella di sostituire il consigliere. Trent’anni dopo circolavano più di trenta milioni di automobili nel mondo..

Ora immaginate una scena simile verso la fine del ventesimo secolo. Un consulente del primo ministro si presenta con piani ambiziosi che prevedono un massiccio investimento a sostegno del telelavoro. “Mi mostri i dati”, dice il primo ministro, “Quanti telelavoratori abbiamo, e quanti lavoratori tradizionali? Le cifre sarebbero state: alcune migliaia di telelavoratori in confronto ai molti milioni di lavoratori sul mercato. “Rinviamo la questione”, avrebbe detto cortesemente il primo ministro. È arrivato il momento, per il primo ministro, di pensarci nuovamente. Ora, all’inizio del ventunesimo secolo (ed approssimativamente venticinque anni dopo che il concetto di telelavoro ha cominciato a circolare e a destare interesse), sappiamo che questo problema richiede una maggiore attenzione. Il numero di telelavoratori oggi può essere stimato in decine di milioni. Ciononostante le decisioni al riguardo vengono il più delle volte prese ancora come se il telelavoro fosse un fenomeno marginale, riguardante un futuro remoto e non il presente. Il rinvio è rimasta la regola. Assai più rilevante è il fatto che l’approccio al telelavoro è ancora in molti casi basato sugli stessi concetti e sulle stesse risposte del sistema che furono sviluppati più di un secolo fa al tempo della prima rivoluzione industriale, e che si sono dimostrati largamente inadeguati per il nostro tempo, così denso di cambiamenti rapidi e talvolta drammatici.

(liberamente tratto da De Martino V. “The high road to teleworking”, International Labour Organization, Geneva, 2001)

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Il maiale …. è impuro per voi

capsuleChi ha letto la Bibbia ricorderà che nel libro del Levitico è scritto che “il maiale, perchè ha l’unghia bipartita ma non rumina, è impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri” (Lev. 11, 7-8).

Ma la presunta impurità del maiale nulla ha a che vedere con l’attuale (e altrettanto presunta) emergenza sanitaria.

In quanto veterinario, tuttavia, il flagello più grande in caso di emergenza sanitaria è rappresenato dal dover rispondere sempre alla stessa domanda, postami da decine di persone ogni giorno: posso mangiare la carne di maiale e stare tranquillo/a?

Che poi è la stessa domanda che veniva posta durante le cosiddette emergenze aviaria (posso mangiare la carne di pollo?), mucca pazza (posso mangiare la carne di vitellone?), melamina (posso bere il latte?), diossina (posso mangiare la carne di maiale?) e così via.

Premesso che nel campo delle scienze biologiche nulla è dato per assolutamente certo e prevedibile, vorrei proporre alcune considerazioni che forse aiutano a non farsi prendere da ansie irrazionali e più in generale a non farsi manipolare da un certo tipo di informazione che sulle paure della gente ci sguazza e contribuisce a muovere consistenti capitali (è di oggi la notizia che i titoli delle industrie farmaceutiche siano in forte rialzo in tutte le borse).

a) Perchè tutti si ostinano a chiamarla influenza suina o febbre suina? In effetti non si capisce bene perchè, in quanto di suino ha ben poco. Il ceppo che si sta diffondendo nel mondo è un ceppo umano sul quale si sono “innestate” due parti provenienti rispettivamente dal virus dell’influenza suina e dal virus dell’influenza aviaria. Al più si potrebbe quindi chiamare influenza dei porci con le ali.

b) Sono morte più di cento persone sulle centinaia che sono state ricoverate negli ospedali messicani, quindi la mortalità è altissima! Innanzitutto la percentuale di morti rispetto alle persone ammalatesi è infinitamente più bassa. E’ poi evidente che chi viene ricoverato in ospedale ha già seri problemi di salute. E’ infine altrettanto vero che ogni anno in Italia si ammalano di influenza  milioni di persone e ne muoiono migliaia (sulle decine di migliaia che vengono ricoverate in ospedale), ma di questo sembra che nessuno si preoccupi.

c) Chi si ammala rischia la vita. Balle, a rischiare la vita sono sempre e solo i soggetti più deboli, oppure le persone che, pur ammalandosi, non si curano e quindi passano dall’influenza virale alla broncopolmonite batterica. E tra queste ovviamente ci sono i meno abbienti, gli anziani soli, i clandestini, ecc. ecc.

d) Hanno detto che la carne suina italiana è sicura. Certo che è sicura, come lo è quella messicana o quella di qualsiasi altro posto al mondo, anche se da noi non arriva. Il virus dell’influenza invade e si moltiplica nelle cellule epiteliali dell’apparato respiratorio, quindi viene eliminato solo per via aerea con colpi di tosse e starnuti. Poi, come visto al punto a), questa influenza si trasmette solo tra esseri umani, quindi il consumo di carne suina non c’entra nulla con la diffusione dell’influenza.

e) La pandemia sta arrivando in Europa, quindi non c’è tempo per preparare il vaccino, allora vado subito a comprare un bel farmaco antivirale come hanno detto al telegiornale (come sono furbo!). Non è proprio così. Prima di tutto perchè nel nostro emisfero sta arrivando l’estate, stagione in cui le epidemie influenzali non sono certamente favorite dal clima, anche perchè il virus resiste pochissimo nell’ambiente esterno quando fa caldo. Ragion per cui l’eventuale pandemia colpirà prima l’emisfero sud dove si va verso la stagione fredda (America latina, Africa, Oceania) e poi arriverà da noi in autunno, ossia quando il vaccino sarà già disponibile.

CHIARO???

Dimenticavo…. altra notizia di oggi è che il ministro del welfare abbia parlato di 40 milioni di dosi di farmaci antivirali pronti per noi. Ma questi farmaci sono utili solo quando siamo influenzati, quindi la decisione per il momento fa bene solo alla salute delle industrie farmaceutiche.

Dimenticavo…. la moglie del ministro del welfare è il direttore generale dell’associazione delle imprese del farmaco.

E dopo i polli, i suini.

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E’ notizia di queste ore che un nuovo ceppo di influenza si stia diffondendo in Messico e negli Stati Uniti, e che abbia già provocato il decesso di oltre 60 persone.

Ma che malattia è l’influenza suina? È una malattia infettiva virale e altamente contagiosa, ad andamento solitamente benigno, caratterizzata da sintomi di malessere generale e da manifestazioni respiratorie riferibili ad infiammazione delle mucose. Può provocare lesioni all’albero respiratorio come tracheiti, bronchiti, bronchioliti e bronco-polmoniti.

Quando è stata scoperta l’influenza dei suini per la prima volta? Nel 1918 in Illinois, in corrispondenza con la pandemia influenzale umana in atto nell’autunno-inverno del 1918. In quell’occasione venne avanzata l’ipotesi per cui i suini avessero contratto la malattia dall’uomo, in quanto la comparsa della malattia in un insediamento umano era rapidamente seguita da una epizoozia tra i suini allevati nella stessa zona. I suini che si ammalarono furono milioni, ma vennero a morte solo tra l’1 ed il 4% di essi. Da allora sono stati frequentemente riscontrati dei focolai di influenza suina in tutto il mondo, Italia compresa

Come si comporta il virus dell’influenza suina? Nella malattia tipica il virus agisce da agente primario, preparando il terreno ad una successiva infezione batterica responsabile delle lesioni bronco-polmonari. Il virus dell’influenza suina è molto simile a quello dell’influenza umana, tanto che entrambi sono stati più volte isolati in entrambe le specie animali. Tuttavia, in condizioni naturali, la malattia colpisce unicamente i suini, senza differenze legate alla razza, all’età o al sesso.

Come si trasmette la malattia? Essenzialmente per via aerogena, anche se nel suino un certo ruolo sembrano anche averlo alcuni vermi (nematodi) polmonari. Il virus penetra nelle cellule della mucosa delle vie respiratorie e da lì si diffonde per continuità a faringe, laringe, trachea e bronchi, da cui viene eliminato nell’ambiente esterno tramite l’espettorato.

Quanto dura la malattia? Dopo un periodo di incubazione estremamente breve (da poche ore fino ad un massimo di 1 o 2 giorni) l’influenza suina insorge improvvisamente con sintomi tipici delle forme influenzali (febbre, tosse, tremori, spossatezza, scolo nasale, vomito e diarrea), ha una rapida evoluzione ed altrettanto improvvisamente si ha la guarigione dopo circa una settimana di malattia.

Quali problemi possono derivare dal nuovo ceppo di influenza suina isolato in Messico e Stati Uniti? Le prime ipotesi avanzate dal Centro di Prevenzione e Controllo delle malattie statunitense tentano di fornire una spiegazione del passaggio del virus dai suini all’uomo, in quanto il virus influenzale suino colpisce tipicamente i suini e non gli esseri umani. L’infezione umana potrebbe quindi aver avuto inizio a seguito di stretti contatti con suini infetti. La maggiore preoccupazione è tuttavia legata al fatto che i è accertato che il nuovo virus si trasmette già da uomo a uomo. Il nuovo virus isolato dai pazienti influenzati appartiene al ceppo umano H1N1, ma potrebbe essere il risultato di una ricombinazione genetica di virus influenzali suini, aviari ed umani. Ciò che è stato appurato è che il virus che si sta diffondendo non è quello suino, ma un nuovo ceppo di virus influenzale umano N1H1. Questo nuovo ceppo contiene nel suo RNA porzioni genetiche di quattro differenti virus influenzali: il virus dell’influenza suina nordamericana, il virus dell’influenza aviare nordamericana, i virus dell’influenza umana e suina eurasiatici. Questo nuovo ceppo sembra provocare una forma influenzale del tutto simile a quelle provocate dai virus influenzali umani, anche se vomito e diarrea sembrerebbero più intensi rispetto alla comune influenza. Quello che è certo è che l’infezione degli esseri umani non avviene attraverso il consumo alimentare di carne suina o suoi prodotti derivati, ma attraverso il contagio da uomo a uomo, come del resto avviene di norma per tutti i virus influenzali umani. Il fatto che si tratti di un nuovo ceppo fa sì che gli esseri umani non dispongano di adeguate difese anticorpali, per cui la malattia si potrebbe diffondere rapidamente e provocare nei soggetti colpiti delle sindromi influenzali più gravi della norma.

Published in: on venerdì, 24 aprile, 2009 at 11:11 pm  Comments (2)  
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Somatotropina

mozzarellabufalacampanadopantichisaporiChe cos’e la somatotropina?

La somatotropina (o ormone della crescita) è un ormone prodotto, accumulato e liberato nell’organismo dall’ipofisi, una ghiandola endocrina che si trova al di sotto degli emisferi cerebrali, nella parte più profonda e protetta del cranio.

A cosa serve?

Questo ormone stimola lo sviluppo dell’organismo umano e di molti altri animali. Quando in età infantile ne viene prodotto o secreto poco, la crescita rallenta o si arresta, provocando il cosiddetto nanismo ipofisario, nel quale le proporzioni corporee sono del tutto normali. Al contrario, una secrezione maggiore rispetto alla norma, provoca durante lo sviluppo il cosiddetto gigantismo ipofisario, sempre con proporzioni corporee del tutto normali.

Perché la somatotropina viene somministrata volontariamente agli animali?

Oltre al ruolo giocato nella crescita dell’organismo, la somatotropina induce anche un aumento nella sintesi delle proteine. E’ questo il motivo per cui certi culturisti ne fanno uso (ed abuso), quando vogliono incrementare di molto la loro massa muscolare. Analogamente, migliorando la sintesi proteica, la somatotropina viene somministrata agli animali da reddito per ottenere un aumento delle masse muscolari più rapido e consistente, con risultati economici notevoli nella produzione della carne. Oppure nelle vacche lattifere per indurre una maggior produzione di latte, compresa tra il 10% ed il 20%. L’ormone utilizzato a tal fine non è però quello naturale, bensì una copia geneticamente modificata (ormone della crescita ricombinante) e commercializzata liberamente negli Stati Uniti da una multinazionale.

Che problemi di salute può provocare?

La somatotropina è un ormone specie-specifico, ossia agisce solo nell’animale che la produce e, se somministrata, negli animali appartenenti alla stessa specie. Di conseguenza la somatotropina bovina non produce effetti nell’uomo e negli altri animali, così come la somatotropina umana agisce solo negli esseri umani. Inoltre, quando viene somministrata ad animali in lattazione, non se ne trovano residui nel latte, in quanto viene metabolizzata dal fegato. Tuttavia questo uso della somatotropina bovina è stato vietato alla fine degli anni ’80 dall’Unione Europea, dal Canada e da altri paesi. Il motivo del divieto non era però finalizzato alla tutela della salute dei consumatori, ma riguardava la tutela della salute e del benessere degli animali che, se trattati con somatotropina vanno incontro a gravi problemi di salute (infertilità, maggior predisposizione alle mastiti, farmaco-dipendenza). Alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, l’uso della somatotropina ricombinante nelle bovine da latte non sarebbe però del tutto privo di conseguenze per la salute umana. Se un animale viene trattato con somatotropina ricombinante viene stimolata la produzione di un altra molecola naturale (IGF-1 o fattore di crescita 1 insulino-simile) che finisce anche nel latte, in cui quindi ne aumenta la quantità. A differenza della somatotropina che è specie-specifica, l’IGF-1 bovino è attivo anche nell’uomo, ed alcuni studiosi ritengono che possa concorrere a provocare tumori al seno, alla prostata e al colon (Samuel Epstein, “Why is American Milk Banned in Europe?”)

Cosa è stato fatto?

Visto che la somatotropina non si trova nelle carni e nel latte è impossibile ricercarla negli alimenti posti in commercio. Di recente l’Unione Europea ne ha tuttavia vietato l’uso proprio per la presenza di tassi elevati di IGF-1 nel latte delle bovine trattate. La decisione dell’Unione Europea si fonda quindi sul cosiddetto principio di precauzione, per cui se non si ha la certezza che una sostanza non abbia effetti negativi sulla salute umana non può venire utilizzata. Questo divieto riguarda l’impiego negli allevamenti di altri sei ormoni (17beta-estradiolo, progesterone, testosterone, zeranolo, trembolone e melengestrolo acetato) che invece, come la somatotropina, sono liberamente utilizzati negli Stati Uniti ed in numerosi altri Paesi per migliorare la crescita dei vitelli e di altri animali. Tale divieto è esteso anche all’importazione di latte e di carni ottenute da animali sottoposti a trattamento con sostanze ormonali. Attualmente le carni ed i prodotti di origine animale posti in commercio in Italia risultano essere tra gli alimenti più controllati grazie all’opera dei servizi veterinari delle ASL e ad una rete di laboratori (Istituti Zooprofilattici Sperimentali) che dipendono dal Ministero della Salute e quindi perseguono l’obiettivo prioritario della salute pubblica. L’uso fraudolento di sostanze non consentite da parte di una minoranza di allevatori disonesti è comunque è ancora presente, per cui è importante mantenere un’elevata azione di tutela della sicurezza alimentare da parte delle istituzioni pubbliche.

Published in: on domenica, 5 aprile, 2009 at 9:07 pm  Lascia un commento  
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La rivista “Nature” compie 139 anni

Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale (insieme a Science). Viene pubblicata in Gran Bretagna con cadenza settimanale fin dal 4 novembre 1869.

L’editoriale del numero del 16 ottobre 2008 è dedicato all’Italia, ed il quadro che ne esce non è dei più confortanti.

Tra le altre cose si dice che “il governo Berlusconi può ritenere che siano necessarie misure economiche draconiane, ma i suoi attacchi (sic) alla ricerca di base italiana sono imprudenti e miopi. Il governo ha trattato la ricerca come una qualsiasi altra spesa da tagliare, quando invece sarebbe meglio vederla come un investimento per la costruzione della conoscenza nel ventunesimo secolo”.

“In realtà l’Italia aveva abbracciato questa concezione sottoscrivendo nel 2000 l’agenda di Lisbona dell’Unione Europea, i cui stati membri si erano impegnati ad incrementare la spesa per ricerca e sviluppo fino al 3% del PIL. L’Italia, un paese del G8, ha una delle più basse percentuali, appena l’1,1%, meno della metà delle nazioni ad essa paragonabili come Francia e Germania”.

“Se il governo vuole preparare un futuro realistico per l’Italia, come dovrebbe, non dovrebbe fare riferimento al passato remoto, ma capire come funziona nel presente la ricerca in Europa”.

La rivista scientifica poi espone alcuni fatti riguardanti il ministro che “Ha rifiutato di incontrare gli scienziati e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni, o spiegare le politiche che sembrano richiedere loro dei sacrifici. Ed ha dimenticato di delegare un sottosegretario a gestire il problema al suo posto”.

cliccando QUI si può leggere il testo integrale dell’articolo

Anche in questo caso il giudizio che viene dall’esterno, sicuramente obiettivo in quanto non coinvolto nelle beghe politiche interne, offre non pochi spunti di riflessione.

Forse non ha tutti i torti chi dice che in Italia la scuola non serve perchè esiste già la televisione.

Published in: on lunedì, 3 novembre, 2008 at 10:58 pm  Lascia un commento  
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