La rivista “Nature” compie 139 anni

Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale (insieme a Science). Viene pubblicata in Gran Bretagna con cadenza settimanale fin dal 4 novembre 1869.

L’editoriale del numero del 16 ottobre 2008 è dedicato all’Italia, ed il quadro che ne esce non è dei più confortanti.

Tra le altre cose si dice che “il governo Berlusconi può ritenere che siano necessarie misure economiche draconiane, ma i suoi attacchi (sic) alla ricerca di base italiana sono imprudenti e miopi. Il governo ha trattato la ricerca come una qualsiasi altra spesa da tagliare, quando invece sarebbe meglio vederla come un investimento per la costruzione della conoscenza nel ventunesimo secolo”.

“In realtà l’Italia aveva abbracciato questa concezione sottoscrivendo nel 2000 l’agenda di Lisbona dell’Unione Europea, i cui stati membri si erano impegnati ad incrementare la spesa per ricerca e sviluppo fino al 3% del PIL. L’Italia, un paese del G8, ha una delle più basse percentuali, appena l’1,1%, meno della metà delle nazioni ad essa paragonabili come Francia e Germania”.

“Se il governo vuole preparare un futuro realistico per l’Italia, come dovrebbe, non dovrebbe fare riferimento al passato remoto, ma capire come funziona nel presente la ricerca in Europa”.

La rivista scientifica poi espone alcuni fatti riguardanti il ministro che “Ha rifiutato di incontrare gli scienziati e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni, o spiegare le politiche che sembrano richiedere loro dei sacrifici. Ed ha dimenticato di delegare un sottosegretario a gestire il problema al suo posto”.

cliccando QUI si può leggere il testo integrale dell’articolo

Anche in questo caso il giudizio che viene dall’esterno, sicuramente obiettivo in quanto non coinvolto nelle beghe politiche interne, offre non pochi spunti di riflessione.

Forse non ha tutti i torti chi dice che in Italia la scuola non serve perchè esiste già la televisione.

Published in: on lunedì, 3 novembre, 2008 at 10:58 pm  Lascia un commento  
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La riforma della scuola? una questione di fiducia

Non riesco proprio a commentare quanto sta succedendo. Ho letto il testo della cosiddetta riforma scolastica introdotta con un decreto legge e già approvata con voto di fiducia alla Camera dei Deputati. Questo meccanismo, peraltro formalmente legittimo, ha consentito di riformare uno dei settori nevralgici dello Stato senza la benchè minima concertazione sociale e politica.

Se volete prendere visione del testo completo del decreto legge e l’intervento della ministra quando lo ha presentato alla Camera per la conversione in legge CLICCATE QUI

Published in: on giovedì, 9 ottobre, 2008 at 8:30 pm  Comments (1)  
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Addio scuola

Non è farina del mio sacco, ma mi sembra doveroso diffondere queste considerazioni riportate sul sito del quotidiano Il Messaggero e riprese da molti blog

Cronaca giudiziaria. Da settimane si assiste con allarme crescente ad un furioso processo generalizzato nei confronti della scuola pubblica.

ACCUSA:
la scuola italiana non funziona, costa troppo, è uno stipendificio finalizzato all’assistenza della plebe intellettuale meridionale, ignorante, nemica degli studenti padani martoriati, che altrimenti non saprebbe cosa fare della propria vacua esistenza fannullona e criptocomunista. Conseguentemente, bisogna abbattere drasticamente le spese, tagliare il personale docente, il personale non docente, il numero delle ore, il numero delle scuole, il numero di anni dell¹itinerario formativo. L’unica soluzione al problema del precariato è la rottamazione dei precari, mentre gli insegnanti obsoleti e scaduti del sud possono essere riciclati attraverso corsi di aggiornamento mirati.

DIFESA:
In base all´anagrafe, tutta la scuola italiana è meridionale. Com´è dunque possibile che questi insegnanti sottosviluppati del sud diventino improvvisamente bravi al nord? Perché varare disposizioni così rilevanti senza consultare gli operatori della scuola, coloro che di pedagogia se ne intendono e trascorrono la loro vita professionale in aula? Perché sottoporre il Ministero della Pubblica Istruzione a libertà vigilata da parte del Ministero dell’Economia? Perché, in realtà, si ritiene la scuola non una risorsa, base certa e decisiva per lo sviluppo civile, sociale, economico del paese, ma un inutile spreco.

Gli effetti di questa impostazione appaiono devastanti.
1. La riduzione a 4 anni della scuola superiore, la riduzione del tempo pieno e del tempo prolungato, la riduzione del tempo scuola settimanale, implicano minori servizi alle famiglie e minori strumenti formativi per gli allievi. Nei quartieri a rischio, dove le scuole costituiscono l’unico baluardo di legalità, i ragazzi passeranno meno tempo fra i banchi e più tempo in strada.

2. Il ritorno al maestro unico scardina un segmento del percorso formativo che vede l’Italia in vetta alle classifiche internazionali. Dopo vent’anni, la complessità contemporanea dentro cui vive una classe (lingua straniera, educazione fisica, bambini diversamente abili, alunni extracomunitari) non è più governabile da un solo docente tuttologo.

3. La drastica contrazione del numero di insegnanti di sostegno toglie opportunità di inserimento sociale ai più sfortunati, soprattutto in quelle zone dove la scuola rappresenta l’unico canale di integrazione.

4. Accorpare gli istituti scolastici vuol dire lasciare senza scuole le aree geografiche più disagiate, negando il diritto alla pari opportunità formativa

5. I tagli non si limitano a mettere in ginocchio l’intero sistema scolastico, ma privano del lavoro 150.000 docenti e personale ATA (e le loro famiglie). Per di più questo dato drammatico riguarda soprattutto le fasce più deboli, cioè le donne, che nella scuola operano per l’80 %, i precari, usati nel momento del bisogno e poi buttati via, i giovani laureati meridionali che non potranno più aspirare ad una cattedra, esile filo di speranza occupazionale in contesti difficili.

SENTENZA:
cosa può saperne un giovane avvocato di Brescia dei piccoli atti di eroismo quotidiano di questi prof senza qualità, in trincea senza le scorte dei magistrati, senza i soldi degli industriali, senza i riflettori dei tg, senza il sostegno della politica, senza strutture adeguate. Come se fosse normale, vanno a cercare a casa gli alunni “speciali”, restano a scuola oltre l´orario per risolvere certe situazioni, devono sostituirsi al padre, alla madre, alla polizia, al medico, subiscono intimidazioni e danneggiamenti, pagano la refezione ai bambini, comprano vestiti e occhiali, macinano, precari e pendolari, centinaia di km al giorno.

Nessun disegno riformatore può andare in porto senza il consenso di quanti vivono, lavorano, studiano all¹interno delle aule scolastiche. Li si ascolti: è come leggere un romanzo, ma è tutto vero.

Guglielmo La Cognata

(28 settembre 2008)

Clicca qui per leggere l’originale

Published in: on lunedì, 29 settembre, 2008 at 11:19 am  Comments (1)  
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