L’Unione Europea sta su Marte o i marziani stanno in Italia?


Tutto si potrà dire del Ministro Paolo Savona tranne che non sia esperto di economia e di Europa. Non a caso è stato Ministro dell’industria nel governo Ciampi ed è attualmente Ministro per gli affari europei. Non solo, è stato anche ad un passo dall’essere l’attuale Ministro dell’economia se non fosse per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale aveva avanzato delle perplessità a causa dell’atteggiamento critico di Savona nei confronti dell’euro.

Molti si sono stupiti perché negli ultimi giorni il Ministro Savona sembra essersi trasformato da euroscettico a responsabile, arrivando a suggerire di riscrivere la manovra economica, secondo le indicazioni provenienti dall’UE, per renderla più coerente agli obiettivi di crescita dichiarati.

italia-prenda-per-mano-europa.jpgQuindi il Ministro Savona ha cambiato idea? Niente affatto, dall’alto della sua esperienza sa bene che lo scontro con l’UE, così come voluto da Salvini a scopi meramente elettoralistici, rischia di trasformarsi in una Waterloo economica. Savona sa benissimo che il passaggio cruciale per l’economia italiana sarà a gennaio quando verranno messi all’asta i BTP più importanti. Se le cose andranno male, come è facile ipotizzare, il rischio di una rapida deriva economica sarà molto concreto. Non va dimenticato che il Ministro Savona è, tra le tante altre cose, azionista di Euklid, fondo speculativo britannico di tecnofinanza che gestisce risparmi e investimenti attraverso metodi di trading algoritmico, e del cui Consiglio di Amministrazione è stato anche presidente.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è: l’attuale governo in cui le anime che vi convivono sono quanto di più disomogeneo esista, potrà reggere nei prossimi mesi? Da un lato Salvini, uomo solo al comando della Lega e del Governo, che è impegnato 24 ore al giorno a ripetere il mantra che l’Unione Europea vuole il male dell’Italia, al fine di passare all’incasso dei voti il 26 maggio, stante anche l’attuale totale assenza dei competitori nel campo europeista. Dall’altro il M5S che è dilaniato da discussioni interne, come i veri partiti, su come gestire tutte le iniziative legislative non previste dal contratto di governo e astutamente avanzate da Salvini al solo scopo di indebolire l’alleato.

In questo quadro non proprio ottimistico si innesta un’ulteriore questione di cui nessuno ha parlato, benché sia fin troppo evidente. Si tratta della probabile incostituzionalità della legge di bilancio. Finora sembra che nessuno, tranne forse il Presidente Mattarella che qualche segnale lo sta dando, si sia ricordato che l’articolo 97 della Costituzione stabilisce che “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”. Il principio del pareggio di bilancio, che si applica dal 2012, è quindi stato costituzionalizzato e, come ogni altro principio costituzionale, deve essere rigorosamente osservato dal legislatore.

Se quindi la legge di bilancio verrà approvata nei termini con cui il Governo sembra deciso ad approvarla, nonostante i richiami dell’UE, si aprono due possibili scenari.

Il primo è la possibilità che il Presidente della Repubblica non la firmi e la respinga con messaggio motivato alle Camere per una nuova deliberazione. Il secondo è che per più punti della legge stessa possano aprirsi dei contenziosi davanti alla Corte Costituzionale, con il rischio che la manovra venga riscritta da quest’ultima a posteriori. E quest’ultimo scenario è decisamente quello che tutti, anche il Ministro Savona, vorrebbero evitare. Tutti tranne Salvini che fin d’ora ha già il nome del responsabile di un eventuale disastro: l’Europa.

Ultima considerazione. L’Unione Europea è un’unione di persone, di popoli e di Stati, variamente rappresentati all’interno delle sue istituzioni. Attualmente il presidente dell’europarlamento è l’italiano Tajani, il presidente della BCE è l’italiano Draghi, l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza è l’italiana Mogherini, nei banchi dell’europarlamento siedono 73 italiani (solo la Francia con 74 e la Germania con 96 ne hanno di più). Tutte queste persone dovrebbero fare gli interessi dell’Unione ma anche rappresentare l’Italia. Forse in questi anni non l’hanno fatto nel migliore dei modi se in Italia oggi è così facile far credere alle persone che l’Europa è un insieme di burocrati e di regole inutili. Dimenticando del tutto cos’era l’Europa nel secolo scorso quando guerre, confini, dazi e  quant’altro gravavano sul benessere fisico ed economico di cinquecento milioni di persone.

Enrico Maria Ferrero

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Published in: on domenica, 25 novembre, 2018 at 2:04 pm  Lascia un commento  

West Nile Disease, storia di cavalli, esseri umani e zanzare

La Malattia del Nilo Occidentale, o West Nile Disease in inglese, è una di quelle malattie esotiche anche nel nome che destano sempre preoccupazione perché poco conosciute. Ed è giusto preoccuparsi quando ci si trova in presenza di un evento che conosciamo poco e che potrebbe mettere a rischio la nostra salute. A maggior ragione quando i messaggi vengono veicolati dai media più diffusi sui quali è difficile verificarne le fondamenta scientifiche. Anzi, al contrario, per l’esigenza di vedere rilanciate le proprie news chi scrive tende sempre ad enfatizzare gli aspetti che generano paura in chi legge.
E’ pur vero che anche la Malattia del Nilo Occidentale può avere esito fatale, soprattutto quando colpisce i soggetti più deboli o per motivi di età o perché già indeboliti da altre malattie concomitanti. Ma questo accade per tutte le malattie in genere, da quelle virali come l’influenza a quelle batteriche come le faringiti da streptococco o ancora a quelle parassitarie come l’idatidosi-echinococcosi.
Innanzitutto perché questa malattia si chiama così? In origine il virus che ne è causa fu isolato nel 1937 in Uganda nel distretto del West, per poi essere successivamente trovato in Egitto negli esseri umani, negli uccelli e negli insetti. Oggi il virus della West Nile Disease è presente un po’ ovunque nei vari continenti, anche in Italia, dove fu trovato per la prima volta nel 1998 in Toscana. Da allora, ogni estate, ha fatto la sua ricomparsa in diverse Regioni. Per questo motivo dopo il 1998 il Ministero della Salute ha deciso di mettere in piedi un Piano di Sorveglianza Nazionale che poi ogni Regione ha adattato secondo le sue caratteristiche. Questi piani hanno lo scopo di individuare rapidamente la circolazione del virus nei mesi estivi, ossia qualdo le zanzare ricompaiono dopo il freddo dei mesi invernali, attraverso controlli svolti dai servizi di sanità animale delle ASL su cavalli, volatili e zanzare.
Per questa malattia l’uomo è considerato un “fondo cieco”, ossia chi viene infettato non può trasmettere la malattia ad altri uomini o animali. L’unico modo in cui la malattia può trasmettersi da uomo a uomo è la trasfusione di sangue o il trapianto i organi. Per questo motivo vengono sospesi i donatori di sangue che negli ultimi 28 giorni abbiano trascorso anche solo una notte in una provincia in cui è stata dimostrata la circolazione del virus. In queste ultime province invece tutte le sacche di sangue raccolte vengono sottoposte a dei test che escludano la presenza del virus a tutela dei riceventi.
Come si trasmette quindi questa malattia che colpisce soprattutto gli uccelli selvatici come gazze, cornacchie e simili? La West Nile Disease viene trasmessa dalle zanzare comuni, quelle del genere Culex che ci infastidiscono nelle notti d’estate. Le zanzare si infettano pungendo gli uccelli malati, poi o pungono altri uccelli o altri ospiti accidentali come l’uomo o i cavalli trasmettendo loro il virus. E’ chiaro che essendo l’Italia un Paese in cui c’è sovrabbondanza di zanzare e di volatili selvatici (basti pensare a luoghi come la pianura Padana), la malattia si è insediata in modo stabile. Ma, visto il necessario veicolo delle zanzare comuni, la diffusione avviene ogni anno solamente nei mesi più caldi. Quello che va ribadito in modo chiaro è che questa malattia non è contagiosa, non si trasmette da uomo a uomo, né da uomo a zanzara. L’unico modo che hanno uccelli, cavalli e uomini per infettarsi è farsi pungere da una zanzara infetta.

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Questa estate, a differenza degli anni precedenti, è stata evidenziata una circolazione precoce ed estesa del virus, soprattutto nelle Regioni del nord, dal Piemonte al Veneto. Questa informazione deriva da quel sistema di controlli di cui si è già detto, effettuati dalle ASL sui volatili rinvenuti morti, sulle zanzare catturate con trappole apposite e sul sangue prelevato dai cavalli, altra specie sensibile al virus ma, come l’uomo, “fondo cieco”.
La malattia nell’uomo, nella maggior parte dei casi, si manifesta dopo un periodo di incubazione che va da pochi giorni fino a due settimane, ma solo una persona su quattro mostrerà febbre, mal di testa, nausea e malessere generalizzato, sintomi talmente generici che non inducono certo i medici a supporre di trovarsi di fronte a un caso di West Nile Disease, piuttosto ad una forma influenzale.
Se invece compaiono dolori muscolari, alle articolazioni, aumento dellle dimensioni dei linfonodi, eruzioni cutanee e difficoltà a respirare, allora il medico deve poter fare una diagnosi di malattia, a maggior ragione se si è d’estate ed in un territorio in cui è già stata dimostrata la circolazione virale.
Solo occasionalmente, in quella minima percentuale di pazienti già debilitati per altri motivi, la malattia può evolvere e complicarsi sfociando in meningite o encefalite. In questi casi i sintomi più comuni sono febbre elevata, debolezza estrema, forte mal di testa, paralisi flaccida, alterazione dello stato di coscienza, tremori e convulsioni fino, nei casi più gravi, coma e morte.
Quindi ogni estate ci si aspetta la comparsa di alcuni casi di malattia e di pochi casi con esito fatale. Quest’anno i casi sono già due, un numero infinitamente più basso rispetto ad altre cause di morte molto più banali come i colpi di calore o le infezioni gastrointestinali, per non parlare degli incidenti domestici, stradali o sul lavoro.
Bisogna quindi rassegnarsi e sperare di non essere infettati? Ovviamente no, qualcosa si può fare. Ad esempio le ASL ogni primavera possono informare i medici di base sulla possibilità che nei loro territori possa circolare il virus nei mesi estivi. Possono essere organizzati incontri con i medici, la popolazione, gli studenti per diffondere la conoscenza della malattia e delle contromisure adottabili. Dove si riscontra la circolazione virale i Comuni dovrebbero effettuare degli interventi di disinfestazione, in particolare nelle vicinanze dei luoghi in cui sono stati rinvenuti casi umani ed animali di malattia o dove le zanzare sono state trovate positive. Attività di disinfestazione che possiamo svolgere anche noi nei siti più frequenti di sviluppo delle larve (tombini, sottovasi, fossati, acque stagnanti). In questi modi si può evitare di allevare zanzare nei propri giardini o balconi.
A livello individuale sono invece consigliabili ed efficaci i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare come gli insettorepelenti cutanei o più semplicemene basta indossare capi di abbigliamento che coprano braccia e gambe o installare zanzariere a porte e finestre nelle zone in cui il numero della zanzare è cospicuo.
Per un aggiornamento settimanale sulla diffusione dei casi umani della malattia in Italia è possibile consultare il bollettino del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/bollettino.asp

Published in: on lunedì, 6 agosto, 2018 at 8:21 am  Lascia un commento  
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Pillole riCostituenti 1 (un po’ di storia)

Più di duemila anni fa Aristotele diceva che “anche quando le leggi sono scritte, non dovrebbero mai rimanere immutate” e in effetti così è. Prima o poi le regole su cui si basa la convivenza civile degli esseri umani sono destinate a cambiare. O a sparire.

La Costituzione Repubblicana non sfugge a questa regola. E in effetti nei suoi quasi settant’anni di vita ha subito ritocchi e modifiche più o meno sostanziosi. Tra il 1963 ed il 2012 sono state ben 15 le leggi di revisione costituzionale.

In genere si trattava di modifiche di singoli articoli o, nei casi più estremi, di un gruppo di articoli. Oggi però il Parlamento propone una modifica più profonda, per la quale non è stato possibile raggiungere un accordo tra maggioranza ed opposizione. Solo due volte in passato era accaduto. Nel 2001 quando la riforma fu approvata dal referendum popolare e nel 2006 quando invece la proposta venne bocciata dai cittadini.

Ma perchè è così difficile modificare la Costituzione? (continua)

 

 

Published in: on mercoledì, 20 aprile, 2016 at 1:49 pm  Lascia un commento  

Quando in Parlamento vanno come razzi.

A volte mi chiedo se l’ignoranza che ormai dilaga non sia frutto di precise scelte strategiche. Altro che scie chimiche e microchip. Se un complotto esiste davvero è quello organizzato ai danni della cultura e dell’informazione. A parte il fatto che i migliori cervelli li stiamo esportando in tutto il mondo, stiamo sfornando masse di individui senza senso critico. Che si indignano davanti alle ingiustizie (vere, finte o presunte) che vengono loro propinate su facebook o da programmi televisivi come Le Iene, salvo poi non far nulla per capire cosa succede oltre gli schermi dei loro smartphone, delle loro tv e dei loro pc e per provare a cambiare le cose.

E a volte capita che anche persone ragionevoli prendano per buone delle notizie sul cui fondamento è lecito nutrire più di un dubbio.

Ad esempio la riforma della Costituzione, che il Parlamento sta faticosamente portando avanti, si propone tra l’altro di abolire il bicameralismo perfetto. Cioè si vuole escludere che il futuro Senato approvi le leggi, lasciando l’esclusiva alla Camera dei Deputati. L’argomento che viene portato a sostegno è semplice da capire: oggi le leggi vanno approvate da ciascuna delle due Camere in tempi successivi. Se in un passaggio il testo viene modificato, anche solo di una virgola, deve tornare all’altra Camera. E così potenzialmente all’infinito, tanto che questo andirivieni delle leggi viene chiamato navetta, proprio come un treno o un pullmann che va avanti e indietro da due capolinea.

Abolire la potestà legislativa del Senato vorrebbe dire quindi avere la certezza di poter approvare le leggi in tempi ragionevoli. Non più anni ma mesi, forse settimane. Così mi sento dire da tutte le persone che me ne parlano.

Ma è davvero così? non è che certe leggi invecchiano in Parlamento per anni solo perchè nessuno ha interesse ad approvarle mentre altre, magari, vengono approvate un po’ più rapidamente?

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Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio.

Il 27 giugno 2006 Ignazio Marino, l’attuale Sindaco di Roma, presentò al Senato un disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico.

Il 2 luglio 2008 l’attuale Ministro dell’interno Alfano presentò un disegno di legge che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.

Verrebbe da dire che tra i due argomenti quello che ci interessa come cittadini e che riguarda un po’ tutti è il primo. Chi non vorrebbe scegliere cosa farsi fare e cosa no nel momento in cui non fosse più in grado di decidere perchè irreversibilmente privo di coscienza? Il secondo argomento invece sembrerebbe meno urgente, perchè alla fin fine riguarda quattro cittadini (i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri), magari importanti, ma sicuramente così autorevoli da poter aspettare, visto poi che da loro ci si aspetterebbe di tutto ma men che mai dei comportamenti delittuosi.

Come sono finite le due vicende? Dopo nove anni della legge sul testamento biologico si sono perse le tracce. L’altra legge, diventata famosa come “Lodo Alfano”, fu approvata in 20 giorni.

No, non è un errore. Il Parlamento in quel caso approvò una legge in soli venti giorni. Come è stato possibile? Vediamo insieme ciò che è successo:

– 2 luglio 2008: Alfano presenta alla Camera il disegno di legge

– 8 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera iniziano l’esame del testo

– 9 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 9 luglio 2008: la Camera dei Deputati inizia la discussione del testo

– 10 luglio 2008: la Camera approva

– 10 luglio 2008: il Senato riceve il testo dalla Camera

– 14 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato iniziano l’esame del testo

– 17 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 21 luglio 2008: il Senato inizia la discussione del testo

– 22 luglio 2008: il Senato approva in via definitiva il “Lodo Alfano”, e voilà! si sospendono immediatamente tutti gli eventuali processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato.

Stop ai cronometri: sono passati 20 giorni esatti, un record! E poi c’è chi dice che il Parlamento italiano ci mette anni ad approvare le leggi!

Già, ma non sarà mica che la velocità dell’iter di una legge fino ad oggi è sempre stata direttamente proporzionale all’interesse personale dei parlamentari o di chi li controlla?

In ogni caso è lampante che la lentezza con cui vengono approvate le leggi non dipende solo ed esclusivamente dal bicameralismo perfetto. Se il Parlamento vuole approvare in fretta una legge lo può fare in meno di tre settimane, come ha dimostrato con il “Lodo Alfano”.

Una favola italiana: anche i miracoli prima o poi finiscono.

Cari italiani,

c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Fassino. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Brunetta veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.Immagine

Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e uno schermo gigante con la faccia di La Russa per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano le canzoni di Apicella e l’industriale era contento.

Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Renzi. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera di Scelta Civica, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.

Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della sua unica mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 99.999» e si prese una manganellata sui denti.

I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»

Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia

Libero adattamento da Stefano Benni, “La tribù di Moro seduto”, Mondadori, 1977.

Published in: on lunedì, 19 gennaio, 2015 at 8:01 am  Comments (1)  
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Lettera aperta a Cofferati.

A Sergio Gaetano Cofferati.

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Le scrivo da semplice cittadino, nonché da presidente di seggio alle ultime primarie liguri, dopo aver letto della sua intenzione di lasciare il Partito Democratico in seguito alla vittoria di Raffaella Paita e alla sua conseguente candidatura alla presidenza della Regione Liguria. Non mi stupiscono le situazioni che Lei denuncia (voto falsato dalla partecipazione di persone di centro destra o di extracomunitari pagati) perchè noi comuni mortali sono anni che le denunciamo a chi come Lei ha incarichi di vertice in questo partito. Semmai viene da chiedersi se avrebbe preso la stessa decisione in caso di vittoria. Io non la conosco personalmente, ma durante la sua recente campagna elettorale per essere rieletto al Parlamento europeo si è presentato dalle mie parti e sono venuto ad ascoltarla. Alla fine quando alcuni amici mi hanno spinto a salutarLa Lei mi ha porto cortesemente la mano ma senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, mostrando palesemente il suo desiderio di andarsene al più presto a cena con i suoi accompagnatori. Ecco, quella stretta di mano frettolosa come il suo abbandono della nave in difficoltà è stato l’ennesimo sgarbo, non a me, ma alle migliaia di elettori di centrosinistra che anche domenica 11 gennaio sono andati a votare per le primarie. E molti lo hanno fatto senza convinzione, come ormai da troppi anni accade, perché il solco che divide la classe politica dai cittadini è sempre più profondo. E questo suo ultimo gesto lo conferma. Da dieci anni ogni volta che ci sono le primarie i volontari, quasi sempre gli stessi, passano 13 ore ai seggi. Lei crede che siano contenti, ogni volta, di veder venire a votare fascisti, forzisti, opportunisti o persino personaggi in odore di mafia? Voi avete voluto le primarie aperte, avete voluto far votare minorenni e stranieri. E allora perché lamentarsi ora? Sarebbe stato più onesto sollevare la questione prima di arrivare a tanto. Mentre Lei collezionava incarichi all’interno del PD e nelle istituzioni, migliaia di volontari si facevano il sangue amaro, ma l’hanno sostenuta ugualmente, come ancora pochi mesi fa quando Lei non si faceva gli attuali scrupoli sulla provenienza dei voti necessari per tornare a Strasburgo. La prego, dimostri che mi sto sbagliando, che ci stiamo sbagliando. Ci ripensi e ritorni nel PD a dare anche Lei una mano, perché è proprio questo il momento in cui si vede chi ci tiene davvero al futuro del partito e dell’Italia e chi invece è solo un opportunista. Oppure se ne vada, ma abbia il buon gusto di lasciare il posto a Strasburgo a qualcuno che sia più motivato. Se non farà né l’una né l’altra cosa avrà perso la fiducia e la stima di molte persone. Me compreso, anche se dubito che possa importargliene molto.
A noi invece piace continuare a resistere e provare a cambiare davvero le cose, anche in Liguria, perché come diceva il mio corregionale Luigi Tenco “appena s’alza il mare gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo”.
Enrico Maria Ferrero

P.S.del 1° febbraio 2015
Viste le sue gravissime dichiarazioni su n’drangheta e politica nell’estremo Ponente ligure, da cui si deduce che fino a ieri ne fosse all’oscuro, La invito a lasciare il suo seggio a Strasburgo e a venire a combattere in prima linea con chi in questi anni é stato lasciato solo dall’establishment di cui Lei ha fatto parte. O quanto meno La invito a frequentare di piú questi luoghi. Anche al di fuori delle campagne elettorali che La riguardano in prima persona.

Published in: on domenica, 18 gennaio, 2015 at 6:56 pm  Comments (4)  
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Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

La fiducia è bene, il controllo è meglio.

Ovvero: come vivere in un Paese di tuttologi che ignorano la legge fondamentale dello Stato in cui vivono.

In questi giorni si sente parlare di frequente, e sovente a sproposito, della fiducia che il Parlamento dovrebbe conferire ad un ipotetico, ed ancora in gestazione, Governo.

La cosa buffa è che la risposta ai tanti dubbi è sotto gli occhi di tutti e che chiunque può essere in grado di sbugiardare chi va blaterando di fiducia data o non data senza sapere di cosa parla.

La risposta è nella nostra tanto bistrattata Costituzione, che qualche politicante si propone continuamente ed ostinatamente di voler modificare. Salvo non farlo quando ne ha la possibilità. Ma questo è un altro discorso.

L’articolo 94 della Costituzione dice delle cose tanto semplici ma tanto chiare che non è nemmeno necessario scomodare Benigni per farcele capire.

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, quindi sia alla Camera sia al Senato ci deve essere una maggioranza disposta ad approvare il programma che il Governo (se si formerà) presenterà al loro giudizio. Per questo motivo, se un partito o una coalizione non dispone della maggioranza dei voti in entrambe le Camere, deve raggiungere un accordo con altre forze politiche che quei voti possono offrire. E il motivo è semplice: se hai ottenuto alle elezioni un grande consenso popolare puoi governare da solo. Se il tuo consenso supera di poco quello ottenuto dagli altri allora dovrai fare i conti con loro.

“Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale”, il che vuol dire che come la fiducia viene data con una semplice votazione, altrettanto facilmente può essere revocata.

“Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia”. E qui sta il bello della nostra democrazia: il presidente della Repubblica, dopo aver sentito i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, incarica Tizio di formare un Governo che si presenta all’esame del Parlamento per ottenerne la fiducia. E il Parlamento, unico organo costituzionale in cui siedono i rappresentanti diretti del popolo, decide se accordare la fiducia. E quindi, lo capirebbe anche un bambino, accordare la fiducia non implica la partecipazione di un gruppo politico al Governo stesso. Si può votare la fiducia al Governo senza farne parte, come in passato è già successo. Ma se poi si ritiene che la fiducia sia stata mal riposta, la si può ritirare con una semplice mozione da sottoporre al voto del Parlamento. Capito? una cosa è concedere la fiducia, un’altra è il controllo sull’operato del Governo, che può portare alla revoca della fiducia. Controllo e fiducia sono due cose ben distinte!

“Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni”. Ovvio, abbiamo appena detto che il Governo cade solo se viene approvata una mozione di sfiducia, per cui può benissimo succedere che la fiducia permanga anche se una proposta del Governo viene bocciata dalle Camere.

“La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”. Tizio (che nel frattempo ha ottenuto la fiducia ed è diventato Presidente del Consiglio) non rispetta gli accordi che hanno portato a concedergli la fiducia? bastano 63 deputati o 32 senatori per andare a votare l’eventuale sfiducia nel giro di tre giorni.

A volte le cose sembrano molto più complicate di quanto in realtà non siano. Vero?

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Dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 dicembre 1981: “Io guardo ancora al domani, pur essendo il mio animo angosciato, io guardo ancora all’avvenire del popolo italiano con speranza e con FIDUCIA. Riuscirà questo popolo nostro a rialzarsi, riusciremo a rialzarci, italiane e italiani! Perchè io credo nel popolo italiano! E’ un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. Ogni popolo che ha raggiunto un certo progresso, come lo ha raggiunto il popolo italiano. Io credo nel popolo italiano!”

Alleanza PDL-PD e Renzi Presidente del Consiglio!

Questa la proposta-shock che Berlusconi potrebbe fare nei prossimi giorni a Bersani. L’ex presidente del consiglio non ha mai nascosto la propria simpatia per il sindaco di Firenze e il possibile accordo di desistenza tra PD-SEL e Movimento 5 stelle che si sta profilando in queste ore lo ridurrebbe a poco più che una comparsa nel nuovo Parlamento.

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Ecco allora aprirsi la strada ad una proposta veramente scioccante: un governo di legislatura sulla falsariga della Grosse koalition tedesca, in cui i due blocchi finora rivali potrebbero disporre di una maggioranza schiacciante sia alla Camera che al Senato, anche se si sfilassero i rappresentanti di SEL.

Più in particolare alla Camera dei Deputati la coalizione disporrebbe di 427 voti su 630 (68%) e al Senato di 221 su 315 (70%). Questi numeri danno l’idea del perché Berlusconi potrebbe avanzare la proposta di affidare ad un esecutivo guidato da Renzi i prossimi cinque anni. Anni che gli servirebbero per disinnescare la “bomba” Grillo e per poter modificare finalmente la Costituzione senza dover sottostare al referendum popolare. Si, perché la riforma costituzionale che venisse approvata dai due terzi del Parlamento non avrebbe bisogno di nessun referendum per diventare operativa.

E avendo come presidente del Consiglio Renzi, gradito sia a destra sia a sinistra, si potrebbero superare molti ostacoli, ivi compresa la resistenza della base dei due schieramenti.

Ora il pallino è nelle mani di Bersani che deve trovare il modo di costituire un possibile assetto di governo. O un esecutivo di scopo, con l’appoggio esterno di Grillo, che traghetti l’Italia verso nuove elezioni a breve termine e serva per fissare poche e nuove regole (conflitto d’interessi, assegnazione delle frequenze televisive, legge elettorale, legge anticorruzione, riduzione dei costi della politica). Oppure una suggestiva alleanza con i rivali di sempre, con cui ha però già condiviso il sostegno al governo Monti negli ultimi dodici mesi.

Già, Monti. In un quadro simile come potrebbe collocarsi la quarta forza parlamentare? Certamente non dispone dei numeri per orientare le scelte del partito di maggioranza relativa, né per suscitare motivo di interesse nel Movimento 5 stelle. Una Grosse koalition alla tedesca invece…

Una Costituzione viva anche se umiliata per anni

Forse chi non ha studiato diritto costituzionale può giustificare la propria ignoranza in materia? no, o solo in parte, perchè tutti dovremmo aver letto almeno una volta la nostra Costituzione.

E la Costituzione (che fino a prova contraria non è ancora stata modificata sul punto) dice a chiare lettere che “ Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”.

E, per chi se lo fosse dimenticato, la Corte Costituzionale in una sua sentenza storica ci ha ricordato che “Non è, infatti, configurabile una preminenza del Presidente del Consiglio dei ministri rispetto ai ministri, perché egli non è il solo titolare della funzione di indirizzo del Governo, ma si limita a mantenerne l’unità, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri e ricopre, perciò, una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”.

Avrete inoltre notato il fatto che nella Costituzione si parla sempre di “Presidente del Consiglio dei Ministri”, per cui termini come “Premier” e “Primo Ministro”, che negli ultimi anni sono stati “pompati” a forza nel nostro linguaggio comune, sono fuorvianti.

La memoria non può non andare al primo Presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana, Alcide De Gasperi. Egli rispettò talmente il suo ruolo fino al punto da opporsi, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre per le prime elezioni comunali a Roma, resistendo sino a che il Papa si arrese di fronte all’impraticabilità della proposta. L’incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l’animo di De Gasperi, il quale scrisse ai suoi collaboratori: “Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa”.

Verrebbe quindi da sorridere quando certi politicanti ipotizzano riforme costituzionali senza nemmeno sapere di cosa parlano. Ricordano un po’ quei tuttologi da bar che, oltre ad essere convinti di poter allenare la nazionale di calcio meglio del C.T., saprebbero dare consigli terapeutici ai medici o spiegare ad un ingegnere come si costruisce un ponte.

Il vero problema è però l’analfabetismo costituzionale che affligge la maggior parte della popolazione italiana. Altrimenti quando qualche sedicente statista intona il ritornello della Costituzione ormai vecchia e da riscrivere, partirebbe subito un concerto di pernacchie. E invece la massa si comporta come i topi della fiaba del pifferaio di Hamelin.

Published in: on mercoledì, 9 gennaio, 2013 at 5:50 pm  Lascia un commento