Quando in Parlamento vanno come razzi.

A volte mi chiedo se l’ignoranza che ormai dilaga non sia frutto di precise scelte strategiche. Altro che scie chimiche e microchip. Se un complotto esiste davvero è quello organizzato ai danni della cultura e dell’informazione. A parte il fatto che i migliori cervelli li stiamo esportando in tutto il mondo, stiamo sfornando masse di individui senza senso critico. Che si indignano davanti alle ingiustizie (vere, finte o presunte) che vengono loro propinate su facebook o da programmi televisivi come Le Iene, salvo poi non far nulla per capire cosa succede oltre gli schermi dei loro smartphone, delle loro tv e dei loro pc e per provare a cambiare le cose.

E a volte capita che anche persone ragionevoli prendano per buone delle notizie sul cui fondamento è lecito nutrire più di un dubbio.

Ad esempio la riforma della Costituzione, che il Parlamento sta faticosamente portando avanti, si propone tra l’altro di abolire il bicameralismo perfetto. Cioè si vuole escludere che il futuro Senato approvi le leggi, lasciando l’esclusiva alla Camera dei Deputati. L’argomento che viene portato a sostegno è semplice da capire: oggi le leggi vanno approvate da ciascuna delle due Camere in tempi successivi. Se in un passaggio il testo viene modificato, anche solo di una virgola, deve tornare all’altra Camera. E così potenzialmente all’infinito, tanto che questo andirivieni delle leggi viene chiamato navetta, proprio come un treno o un pullmann che va avanti e indietro da due capolinea.

Abolire la potestà legislativa del Senato vorrebbe dire quindi avere la certezza di poter approvare le leggi in tempi ragionevoli. Non più anni ma mesi, forse settimane. Così mi sento dire da tutte le persone che me ne parlano.

Ma è davvero così? non è che certe leggi invecchiano in Parlamento per anni solo perchè nessuno ha interesse ad approvarle mentre altre, magari, vengono approvate un po’ più rapidamente?

razzi

Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio.

Il 27 giugno 2006 Ignazio Marino, l’attuale Sindaco di Roma, presentò al Senato un disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico.

Il 2 luglio 2008 l’attuale Ministro dell’interno Alfano presentò un disegno di legge che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.

Verrebbe da dire che tra i due argomenti quello che ci interessa come cittadini e che riguarda un po’ tutti è il primo. Chi non vorrebbe scegliere cosa farsi fare e cosa no nel momento in cui non fosse più in grado di decidere perchè irreversibilmente privo di coscienza? Il secondo argomento invece sembrerebbe meno urgente, perchè alla fin fine riguarda quattro cittadini (i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri), magari importanti, ma sicuramente così autorevoli da poter aspettare, visto poi che da loro ci si aspetterebbe di tutto ma men che mai dei comportamenti delittuosi.

Come sono finite le due vicende? Dopo nove anni della legge sul testamento biologico si sono perse le tracce. L’altra legge, diventata famosa come “Lodo Alfano”, fu approvata in 20 giorni.

No, non è un errore. Il Parlamento in quel caso approvò una legge in soli venti giorni. Come è stato possibile? Vediamo insieme ciò che è successo:

– 2 luglio 2008: Alfano presenta alla Camera il disegno di legge

– 8 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera iniziano l’esame del testo

– 9 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 9 luglio 2008: la Camera dei Deputati inizia la discussione del testo

– 10 luglio 2008: la Camera approva

– 10 luglio 2008: il Senato riceve il testo dalla Camera

– 14 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato iniziano l’esame del testo

– 17 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 21 luglio 2008: il Senato inizia la discussione del testo

– 22 luglio 2008: il Senato approva in via definitiva il “Lodo Alfano”, e voilà! si sospendono immediatamente tutti gli eventuali processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato.

Stop ai cronometri: sono passati 20 giorni esatti, un record! E poi c’è chi dice che il Parlamento italiano ci mette anni ad approvare le leggi!

Già, ma non sarà mica che la velocità dell’iter di una legge fino ad oggi è sempre stata direttamente proporzionale all’interesse personale dei parlamentari o di chi li controlla?

In ogni caso è lampante che la lentezza con cui vengono approvate le leggi non dipende solo ed esclusivamente dal bicameralismo perfetto. Se il Parlamento vuole approvare in fretta una legge lo può fare in meno di tre settimane, come ha dimostrato con il “Lodo Alfano”.

Una favola italiana: anche i miracoli prima o poi finiscono.

Cari italiani,

c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Fassino. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Brunetta veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.Immagine

Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e uno schermo gigante con la faccia di La Russa per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano le canzoni di Apicella e l’industriale era contento.

Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Renzi. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera di Scelta Civica, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.

Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della sua unica mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 99.999» e si prese una manganellata sui denti.

I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»

Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia

Libero adattamento da Stefano Benni, “La tribù di Moro seduto”, Mondadori, 1977.

Published in: on lunedì, 19 gennaio, 2015 at 8:01 am  Comments (1)  
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Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

Alleanza PDL-PD e Renzi Presidente del Consiglio!

Questa la proposta-shock che Berlusconi potrebbe fare nei prossimi giorni a Bersani. L’ex presidente del consiglio non ha mai nascosto la propria simpatia per il sindaco di Firenze e il possibile accordo di desistenza tra PD-SEL e Movimento 5 stelle che si sta profilando in queste ore lo ridurrebbe a poco più che una comparsa nel nuovo Parlamento.

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Ecco allora aprirsi la strada ad una proposta veramente scioccante: un governo di legislatura sulla falsariga della Grosse koalition tedesca, in cui i due blocchi finora rivali potrebbero disporre di una maggioranza schiacciante sia alla Camera che al Senato, anche se si sfilassero i rappresentanti di SEL.

Più in particolare alla Camera dei Deputati la coalizione disporrebbe di 427 voti su 630 (68%) e al Senato di 221 su 315 (70%). Questi numeri danno l’idea del perché Berlusconi potrebbe avanzare la proposta di affidare ad un esecutivo guidato da Renzi i prossimi cinque anni. Anni che gli servirebbero per disinnescare la “bomba” Grillo e per poter modificare finalmente la Costituzione senza dover sottostare al referendum popolare. Si, perché la riforma costituzionale che venisse approvata dai due terzi del Parlamento non avrebbe bisogno di nessun referendum per diventare operativa.

E avendo come presidente del Consiglio Renzi, gradito sia a destra sia a sinistra, si potrebbero superare molti ostacoli, ivi compresa la resistenza della base dei due schieramenti.

Ora il pallino è nelle mani di Bersani che deve trovare il modo di costituire un possibile assetto di governo. O un esecutivo di scopo, con l’appoggio esterno di Grillo, che traghetti l’Italia verso nuove elezioni a breve termine e serva per fissare poche e nuove regole (conflitto d’interessi, assegnazione delle frequenze televisive, legge elettorale, legge anticorruzione, riduzione dei costi della politica). Oppure una suggestiva alleanza con i rivali di sempre, con cui ha però già condiviso il sostegno al governo Monti negli ultimi dodici mesi.

Già, Monti. In un quadro simile come potrebbe collocarsi la quarta forza parlamentare? Certamente non dispone dei numeri per orientare le scelte del partito di maggioranza relativa, né per suscitare motivo di interesse nel Movimento 5 stelle. Una Grosse koalition alla tedesca invece…

Costituzione italiana, articolo 21

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”

meno male che Vauro c'è

Vauro Senesi, noto semplicemente come Vauro, è un giornalista e disegnatore italiano. Le sue vignette  erano molto più dissacranti e corrosive ai tempi de “Il Male”, alla fine degli anni ’70, ma allora nessuno riuscì a censurarlo. Ma è anche vero che alla fine degli anni ’70 nessuno si sarebbe sognato di invitarlo in una trasmissione RAI di prima serata.

I costi (e i guadagni) della politica

Finalmente so come utilizzare i 176,98 euro che mi sono stati consegnati come gettoni di presenza per l’attività di consigliere comunale dal maggio 2006 ad oggi. Mia moglie ringrazia sentitamente tutte le persone che hanno espresso il loro voto.

Votes
Siccome da due anni e mezzo sopporta questa tua ulteriore attività, risarcisci parzialmente tua moglie con una cena al ristorante (però neanche troppo caro) 45,00%
Considerali come un rimborso parziale per le spese che hai sostenuto in questi due anni e mezzo 15,00%
La politica a questi livelli è puro volontariato per cui metti la cifra a disposizione di Uniti per Vallecrosia 10,00%
Donali ad una ONLUS 10,00%
Offrili a Tremonti come contributo per salvare l’economia italiana 10,00%
La politica a questi livelli è puro volontariato quindi restituisci la somma al Comune 0,00%
Se non si offende per la cifra donali ad una famiglia di Vallecrosia che abbia dei problemi economici 0,00%
Fatti un viaggio a Montecarlo o a Sanremo 0,00%
Dalli a me (poi in privato ti dirò chi sono) 0,00%
Other answer… 10,00%

Per i diffidenti ed i malpensanti: questo è il mandato di pagamento effettuato dal Comune di Vallecrosia.

100% trasparenza

100% trasparenza

Published in: on lunedì, 8 dicembre, 2008 at 5:45 pm  Comments (2)  
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Un vero uomo

Piazza Eroi Sanremesi, pochi passi oltre l’uscita nord del mercato annonario. Sono le 10 di mattina e fa caldo, molto caldo. Scende una pioggia fine, che stempera un poco l’afa.

Nel viavai di persone cariche di borse della spesa traboccanti verdura e frutti, un uomo si affanna ad inseguirle una ad una per mettergli in mano o nella borsa dei fogli di carta. Non sono fogli di carta qualunque, sono volantini. Riconosco l’uomo, lo saluto e decido di aiutarlo in questo lavoro ingrato, sotto la pioggia, fino all’ultimo volantino. Alcuni ci evitano. Altri, quando capiscono il contenuto del volantino, ci guardano di traverso. Molti sorridono e annuiscono. Qualcuno si ferma e commenta. Nel nostro piccolo ci sentiamo importanti perchè tra pochi giorni ci sarà il referendum che approverà o boccerà la riforma costituzionale voluta e approvata dalle destre e sappiamo entrambi che bisogna fare tutto ciò che è umanamente possibile per salvare la Costituzione. Per difendere la libertà di tutti.

I volantini finiscono, la pioggia no. L’uomo risale sulla sua automobile e, dopo avermi salutato calorosamente come sempre, riparte.

Se il 26 giugno 2006 la nostra Costituzione si è salvata è anche e soprattutto grazie a uomini come lui, Giorgio Giovannelli.

Ci manchi Giorgio!

Ci manchi Giorgio!

Published in: on giovedì, 2 ottobre, 2008 at 2:36 pm  Lascia un commento  
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E tu, ce l’hai una copia della Costituzione? no? allora leggi qui!

Molte persone, non solo i giovani, non hanno mai letto nè preso in mano la nostra Costituzione.

Male.

Visto che la casa editrice Utet di Torino, in occasione dei primi sessant’anni di vita della nostra carta costituzionale, ha deciso di regalare una copia della Costituzione a chiunque ne faccia richiesta, perchè non approfittarne?

Sempre che sia ancora viva la coscienza del fatto che conoscere la Costituzione sia un diritto ed un dovere di ogni cittadino.

Per richiedere una copia della Costituzione è sufficiente telefonare al numero verde gratuito 800 224 664 e comunicare i propri dati agli operatori, oppure inoltrare la richiesta accedendo a questa pagina.

E poi non dite che non lo sapevate…

P.S.  martedì 30 settembre ho compilato la richiesta sul sito della Utet; mercoledì 1 ottobre mi hanno telefonato per concordare la consegna del volumetto; giovedì il cortesissimo agente di zona me lo ha consegnato. Organizzazione impeccabile e splendida opera sotto ogni punto di vista (introduzione di Tullio De Mauro, nota storica di Lucio Villari). Da non perdere! 

Published in: on martedì, 30 settembre, 2008 at 2:39 pm  Comments (4)  
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Lodo-Alfano, lodo-Schifani e Corte Costituzionale

Si discute molto del recente rinvio alla corte costituzionale del cosiddetto “lodo Alfano”.

Così come si discute molto delle dichiarazioni rese dal capo del governo e dai suoi avvocati nei confronti dei giudici di Milano e dei giudici costituzionali.

Andiamo con ordine.

Al di là dei tanti giudizi espressi in queste ore mi sembra utile chiarire alcuni aspetti che ai più sono sconosciuti, e che possono spiegare il perchè alcune affermazioni del capo del governo e dei suoi difensori dimostrano, a non voler pensar male, una scarsa conoscenza della costituzione e delle leggi.

Afferma il capo del governo che se il “lodo Alfano non passasse allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario“.

Cominciamo da qui. Il “lodo Alfano è legge dello Stato dal 26 luglio 2008 (legge n. 124 del 23 maggio 2008, scaricabile QUI) in seguito ad approvazione da parte del Parlamento.

E’ intanto curioso notare come in Italia, di solito, per arrivare all’approvazione di una legge occorrano anni di discussioni, riflessioni, aggiustamenti. In questo caso furono sufficienti 20 giorni. Infatti il progetto di legge venne presentato dal Ministro Alfano alla Camera dei Deputati il 2 luglio e da questa fu approvato in poco più di una settimana il 10 luglio. Passò poi al Senato il giorno stesso e venne definitivamente approvato senza la minima modifica il 22 luglio. E’ questa una bellissima dimostrazione di come il Parlamento sappia essere rapido ed efficiente, alla faccia di chi si ostina a dire che il nostro bicameralismo perfetto rappresenta un ostacolo all’approvazione rapida delle leggi.

Ma torniamo al 2 luglio, quando il Ministro Alfano depositò alla Camera il progetto di legge (QUI il testo originale). Nel testo si rileva come la precedente legge-fotocopia (il cosiddetto lodo-Schifani che si può leggere cliccando QUI) venne censurata dalla Corte Costituzionale

Era previsto nel lodo-Schifani che “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il Presidente della Repubblica, salvo quanto previsto dall’articolo 90 della Costituzione, il Presidente del Senato della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri, salvo quanto previsto dall’articolo 96 della Costituzione, il Presidente della Corte costituzionale. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sospesi, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 e salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime“.

Prevede oggi il lodo-Alfano che”Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione“.

Leggeteli attentamente, e scoprirete che sono praticamente identici! O meglio, se si fa particolare attenzione si scopre che una differenza importante c’è. Il lodo-Schifani tutelava le 5 cariche più importanti dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio e della Corte Costituzionale) mentre il lodo-Alfano ha ridotto la tutela a solo 4 delle 5 precedenti alte cariche. Qual’è stata esclusa dall’immunità? Non è difficile da indovinare: il presidente della Corte Costituzionale.

Senza approfondire le prerogative della Corte Costituzionale e del meccanismo che porta alla dichiarazione di incostituzionalità di una legge, basterà andarsi a rileggere la sentenza con cui il lodo-Schifani venne dichiarato incostituzionale con la conseguente sua cancellazione. Infatti quando una legge viene dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale è come se non fosse mai esistita.

La sentenza con cui la Corte Costituzionale chiuse il capitolo del lodo-Schifani fu molto severa e può essere letta nella sua interezza QUI.

La conclusione della Corte, che avrebbe dovuto costituire una pietra tombale sul tentativo di introdurre un’immunità speciale per le alte cariche dello Stato, rilevava nel lodo-Schifani “gravi elementi di intrinseca irragionevolezza“. Sosteneva la Corte che la legge era incostituzionale in quanto violava gli articoli 3 (principio di uguaglianza dei cittadini) e 24 della Costituzione.

Invece il lodo-Alfano, come abbiamo visto, è la fotocopia del lodo-Schifani con l’esclusione dal privilegio dell’immunità (chissà perchè?) del solo presidente della Corte Costituzionale.

Si arriva così al primo caso di applicazione del lodo-Alfano, ossia il processo sui diritti tv di Mediaset che si tiene a Milano e nel quale il capo del governo è imputato di frode fiscale. I giudici per le indagini preliminari hanno accolto la richiesta del pubblico ministero che ha avanzato forti sospetti di costituzionalità del lodo-Alfano, chiedendo ai giudici di sospendere il processo e di richiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi.

Quando un giudice qualsiasi è obbligato ad applicare una legge che, ad un attento esame, pare viziata da incostituzionalità, non deve far altro che sospendere il processo in cui tale legge andrebbe applicata e inviare il tutto alla Corte Costituzionale. Da qual momento il processo è sospeso in attesa del giudizio della Corte Costituzionale. Quest’ultima dovrà prima di tutto decidere se il giudice titolare del processo ha argomentato adeguatamente sulla necessità di applicare la legge “sospetta” e se il sospetto di incosituzionalità è fondato o meno. Se la decisione è favorevole la Corte deciderà poi il merito della questione.

E’ quindi assai probabile che si arrivi ad una nuova censura anche del lodo-Alfano, visto che la situazione è praticamente la stessa di cinque anni fa.

Sbaglia quindi Niccolò Ghedini, deputato e componente della commissione giustizia alla Camera, nonchè avvocato del capo del governo (QUI la sua scheda personale), quando a proposito della decisione dei giudici di Milano afferma che “si tratta di una decisione sbagliata che è una ribellione alla Corte Costituzionale“.

I giudici di Milano non hanno fatto altro che il loro dovere, come impone la Costituzione (articolo 101: “i giudici sono soggetti soltanto alla legge“). Di fronte ad una legge che a loro appare palesemente incostituzionale, ad un precedente analogo che ha portato alla cancellazione del lodo-Schifani (documento originale da cui è stata ricavata la fotocopia lodo-Alfano), hanno solo applicato i principi dettati dalla Costituzione e dalle leggi.

Né è corretto affermare che se il “lodo Alfano non passasse il vaglio della Corte Costituzionale allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario“, in quanto la Corte Costituzionale non appartiene all’ordinamento giudiziario ma è un organo costituzionale. Proprio come il Governo. E né l’uno né l’altro, come dice la Costituzione, sono eletti dal popolo, ma vengono nominati.

Published in: on lunedì, 29 settembre, 2008 at 3:55 pm  Comments (1)  
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