Quando in Parlamento vanno come razzi.

A volte mi chiedo se l’ignoranza che ormai dilaga non sia frutto di precise scelte strategiche. Altro che scie chimiche e microchip. Se un complotto esiste davvero è quello organizzato ai danni della cultura e dell’informazione. A parte il fatto che i migliori cervelli li stiamo esportando in tutto il mondo, stiamo sfornando masse di individui senza senso critico. Che si indignano davanti alle ingiustizie (vere, finte o presunte) che vengono loro propinate su facebook o da programmi televisivi come Le Iene, salvo poi non far nulla per capire cosa succede oltre gli schermi dei loro smartphone, delle loro tv e dei loro pc e per provare a cambiare le cose.

E a volte capita che anche persone ragionevoli prendano per buone delle notizie sul cui fondamento è lecito nutrire più di un dubbio.

Ad esempio la riforma della Costituzione, che il Parlamento sta faticosamente portando avanti, si propone tra l’altro di abolire il bicameralismo perfetto. Cioè si vuole escludere che il futuro Senato approvi le leggi, lasciando l’esclusiva alla Camera dei Deputati. L’argomento che viene portato a sostegno è semplice da capire: oggi le leggi vanno approvate da ciascuna delle due Camere in tempi successivi. Se in un passaggio il testo viene modificato, anche solo di una virgola, deve tornare all’altra Camera. E così potenzialmente all’infinito, tanto che questo andirivieni delle leggi viene chiamato navetta, proprio come un treno o un pullmann che va avanti e indietro da due capolinea.

Abolire la potestà legislativa del Senato vorrebbe dire quindi avere la certezza di poter approvare le leggi in tempi ragionevoli. Non più anni ma mesi, forse settimane. Così mi sento dire da tutte le persone che me ne parlano.

Ma è davvero così? non è che certe leggi invecchiano in Parlamento per anni solo perchè nessuno ha interesse ad approvarle mentre altre, magari, vengono approvate un po’ più rapidamente?

razzi

Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio.

Il 27 giugno 2006 Ignazio Marino, l’attuale Sindaco di Roma, presentò al Senato un disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico.

Il 2 luglio 2008 l’attuale Ministro dell’interno Alfano presentò un disegno di legge che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.

Verrebbe da dire che tra i due argomenti quello che ci interessa come cittadini e che riguarda un po’ tutti è il primo. Chi non vorrebbe scegliere cosa farsi fare e cosa no nel momento in cui non fosse più in grado di decidere perchè irreversibilmente privo di coscienza? Il secondo argomento invece sembrerebbe meno urgente, perchè alla fin fine riguarda quattro cittadini (i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri), magari importanti, ma sicuramente così autorevoli da poter aspettare, visto poi che da loro ci si aspetterebbe di tutto ma men che mai dei comportamenti delittuosi.

Come sono finite le due vicende? Dopo nove anni della legge sul testamento biologico si sono perse le tracce. L’altra legge, diventata famosa come “Lodo Alfano”, fu approvata in 20 giorni.

No, non è un errore. Il Parlamento in quel caso approvò una legge in soli venti giorni. Come è stato possibile? Vediamo insieme ciò che è successo:

– 2 luglio 2008: Alfano presenta alla Camera il disegno di legge

– 8 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera iniziano l’esame del testo

– 9 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 9 luglio 2008: la Camera dei Deputati inizia la discussione del testo

– 10 luglio 2008: la Camera approva

– 10 luglio 2008: il Senato riceve il testo dalla Camera

– 14 luglio 2008: le commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato iniziano l’esame del testo

– 17 luglio 2008: le commissioni approvano il testo

– 21 luglio 2008: il Senato inizia la discussione del testo

– 22 luglio 2008: il Senato approva in via definitiva il “Lodo Alfano”, e voilà! si sospendono immediatamente tutti gli eventuali processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato.

Stop ai cronometri: sono passati 20 giorni esatti, un record! E poi c’è chi dice che il Parlamento italiano ci mette anni ad approvare le leggi!

Già, ma non sarà mica che la velocità dell’iter di una legge fino ad oggi è sempre stata direttamente proporzionale all’interesse personale dei parlamentari o di chi li controlla?

In ogni caso è lampante che la lentezza con cui vengono approvate le leggi non dipende solo ed esclusivamente dal bicameralismo perfetto. Se il Parlamento vuole approvare in fretta una legge lo può fare in meno di tre settimane, come ha dimostrato con il “Lodo Alfano”.

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Una favola italiana: anche i miracoli prima o poi finiscono.

Cari italiani,

c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Fassino. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Brunetta veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.Immagine

Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e uno schermo gigante con la faccia di La Russa per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano le canzoni di Apicella e l’industriale era contento.

Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Renzi. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera di Scelta Civica, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.

Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della sua unica mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 99.999» e si prese una manganellata sui denti.

I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»

Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia

Libero adattamento da Stefano Benni, “La tribù di Moro seduto”, Mondadori, 1977.

Published in: on lunedì, 19 gennaio, 2015 at 8:01 am  Comments (1)  
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Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

La fiducia è bene, il controllo è meglio.

Ovvero: come vivere in un Paese di tuttologi che ignorano la legge fondamentale dello Stato in cui vivono.

In questi giorni si sente parlare di frequente, e sovente a sproposito, della fiducia che il Parlamento dovrebbe conferire ad un ipotetico, ed ancora in gestazione, Governo.

La cosa buffa è che la risposta ai tanti dubbi è sotto gli occhi di tutti e che chiunque può essere in grado di sbugiardare chi va blaterando di fiducia data o non data senza sapere di cosa parla.

La risposta è nella nostra tanto bistrattata Costituzione, che qualche politicante si propone continuamente ed ostinatamente di voler modificare. Salvo non farlo quando ne ha la possibilità. Ma questo è un altro discorso.

L’articolo 94 della Costituzione dice delle cose tanto semplici ma tanto chiare che non è nemmeno necessario scomodare Benigni per farcele capire.

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, quindi sia alla Camera sia al Senato ci deve essere una maggioranza disposta ad approvare il programma che il Governo (se si formerà) presenterà al loro giudizio. Per questo motivo, se un partito o una coalizione non dispone della maggioranza dei voti in entrambe le Camere, deve raggiungere un accordo con altre forze politiche che quei voti possono offrire. E il motivo è semplice: se hai ottenuto alle elezioni un grande consenso popolare puoi governare da solo. Se il tuo consenso supera di poco quello ottenuto dagli altri allora dovrai fare i conti con loro.

“Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale”, il che vuol dire che come la fiducia viene data con una semplice votazione, altrettanto facilmente può essere revocata.

“Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia”. E qui sta il bello della nostra democrazia: il presidente della Repubblica, dopo aver sentito i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, incarica Tizio di formare un Governo che si presenta all’esame del Parlamento per ottenerne la fiducia. E il Parlamento, unico organo costituzionale in cui siedono i rappresentanti diretti del popolo, decide se accordare la fiducia. E quindi, lo capirebbe anche un bambino, accordare la fiducia non implica la partecipazione di un gruppo politico al Governo stesso. Si può votare la fiducia al Governo senza farne parte, come in passato è già successo. Ma se poi si ritiene che la fiducia sia stata mal riposta, la si può ritirare con una semplice mozione da sottoporre al voto del Parlamento. Capito? una cosa è concedere la fiducia, un’altra è il controllo sull’operato del Governo, che può portare alla revoca della fiducia. Controllo e fiducia sono due cose ben distinte!

“Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni”. Ovvio, abbiamo appena detto che il Governo cade solo se viene approvata una mozione di sfiducia, per cui può benissimo succedere che la fiducia permanga anche se una proposta del Governo viene bocciata dalle Camere.

“La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”. Tizio (che nel frattempo ha ottenuto la fiducia ed è diventato Presidente del Consiglio) non rispetta gli accordi che hanno portato a concedergli la fiducia? bastano 63 deputati o 32 senatori per andare a votare l’eventuale sfiducia nel giro di tre giorni.

A volte le cose sembrano molto più complicate di quanto in realtà non siano. Vero?

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Dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 dicembre 1981: “Io guardo ancora al domani, pur essendo il mio animo angosciato, io guardo ancora all’avvenire del popolo italiano con speranza e con FIDUCIA. Riuscirà questo popolo nostro a rialzarsi, riusciremo a rialzarci, italiane e italiani! Perchè io credo nel popolo italiano! E’ un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. Ogni popolo che ha raggiunto un certo progresso, come lo ha raggiunto il popolo italiano. Io credo nel popolo italiano!”

Berlusconi secondo il Financial Times (n.3) Berlusconi has presided over a country in decline

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Berlusconi ha presieduto un paese in declino

Berlusconi non è solo una minaccia per il nostro paese, ma per tutta l’Europa (“Baleful influence of Burlesque cronies”, Editoriale del 27 Maggio).

L’Italia è un mercato in declino ed impermeabile, sia per le professioni che per l’industria. Professionalmente perché esportiamo molti più professionisti e scienziati competenti di quanti ne importiamo, più, sospetto, di ogni altro paese europeo. Industrialmente perché, come dimostrano il recente caso di Alitalia ed i casi storici del nostro settore bancario, la concorrenza equa è relativamente sconosciuta.

Mani Pulite ha avuto, negli anni ’90, il merito di portare alla luce ciò che tutti sapevano già: che nel nostro paese la corruzione è endemica, incorporata nelle nostre dinamiche economiche e politiche e sistemica a tutti i livelli di governo. Sia che si tratti di trovare un lavoro come professore associato all’università oppure di aprire una piccola impresa commerciale, significa trovarsi faccia a faccia con una triste realtà di illegalità o corruzione. A volte questa corruzione è morale, altre volte economica.

Sfortunatamente Mani Pulite ha anche portato al potere Berlusconi, il quale ha deviato l’attenzione dei cittadini dai mostri reali a quelli finti: giudici, opposizione parlamentare e media non allineati.

Con l’aiuto del suo impero mediatico, Berlusconi ha trasformato i problemi più seri della nostra nazione in una sorta di “normalità culturale”.

E’ “normale” aiutare una ragazzina a realizzare i suoi sogni di carriera nel mondo dello spettacolo; è “normale” zittire i giudici che hanno offeso la sua integrità, è “normale” delegittimare il parlamento; ed è “normale” possedere quote significative delle società amministrate dai figli o dagli amici.

Il risultato è che l’Europa guarda a noi come ad un paese dell’Unione malato, dove i giovani di talento lasciano la terra natìa, dove nessuno può alzare la voce contro lo status quo senza essere accusato di essere psicologicamente instabile o un comunista.

L’Italia, nelle mani di Berlusconi, diventerà la vera minaccia dell’Europa.

Claudia Basta, Delft University of Technology, Paesi Bassi

Published in: on lunedì, 1 giugno, 2009 at 11:03 am  Lascia un commento  
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Berlusconi secondo il Financial Times (n.2) The real sin of Silvio Berlusconi

crisi

La vera colpa di Silvio Berlusconi

E’ tempo di quiz, e questa è la domanda da cento milioni. Chi è l’attraente diciottenne guastafamiglie, come viene chiamata dalla stampa europea, che recentemente ha fatto questa dichiarazione immortale: “Voglio diventare una showgirl. Ma sono anche interessata alla politica. Sono flessibile.”

Si, è Noemi Letizia, la teenager al centro della causa di divorzio intentata contro il 72enne premier italiano Silvio Berlusconi dalla moglie Veronica Lario. Leggendo l’intervista rilasciata da Noemi al Corriere del Mezzogiorno (“Canto sovente con Papi Silvio al piano, o facciamo il karaoke”), è difficile capire chi sia più dispiaciuto tra la Lario, Gino Flaminio l’ex-fidanzato di Noemi, o l’intero popolo di 60 milioni di italiani.

Flaminio ha tutte le ragioni per esserlo. Ha detto che era stato con Noemi per 16-17 mesi – “era una relazione seria” – finchè, sei mesi fa, ricevette all’improvviso una telefonata dal primo ministro. E che lui, come disse, era lui.

Flaminio probabilmente un giorno si consolerà e starà meglio senza la volubile Noemi. Per contro, i sondaggi mostrano che il popolo italiano sembra determinato a restare dalla parte di Berlusconi, il cui indice di gradimento rimane molto alto a più di un anno da quando è salito al potere per la terza volta in 15 anni.

Gli avversari di Berlusconi, dentro e fuori l’Italia, ribollono furiosamente quando vedono come lui riesce sempre a farla franca.  Ma meno di quando due settimane fa a Milano il tribunale stabilì che David Mills, un avvocato inglese arrestato per aver accettato 600,000 dollari per farsi corrompere nel 1997, è stato condannato per falsa testimonianza  per proteggere il miliardario Berlusconi e la sua holding Fininvest. In ogni altro paese dell’Europa occidentale, uno scandalo di queste dimensioni avrebbe fatto cadere il premier in un tempo minore di quello necessario per pronunciare la parola “Papi”. Ma non in Italia, dove Berlusconi l’anno scorso è riuscito a far approvare dal  Parlamento una legge che gli ha dato l’immunità penale.

Naturalmente il premier nega di aver fatto alcunchè di sbagliato e dice che è stato tutto un complotto dei giudici e dei pubblici ministeri di sinistra per distruggere la sua carriera politica. Questo rito deprimente di accuse e controaccuse tra Berlusconi ed il potere giudiziario va avanti da molti anni e non dà segno di fermarsi.

Nel giudizio della pubblica opinione, tuttavia, alcuni sono sorpresi che Berlusconi non venga ritenuto colpevole di essere stato uno dei peggiori amministratori dell’economia italiana a partire dal 1945. Il suo primo, breve governo nel 1994 non portò a termine nulla. Il suo quinquennale controllo del potere dal 2001 al 2006 viene ricordato soprattutto per la mancata approvazione delle riforme liberali di cui l’Italia ha un bisogno disperato per restare competitiva nell’eurozona. Ora, sta governando la crisi in modo tale che il Fondo Monetario Internazionale ritiene che l’Italia sarà l’unica nazione dell’eurozona in cui la recessione durerà per tre anni consecutivi, dal 2008 al 2010.

Peggio di tutto, secondo la Commissione Europea il debito pubblico italiano arriverà al 116 per cento del PIL nel 2010. In altre parole, l’Italia tornerà indiero agli ultimi anni ’90. Noemi o non Noemi, questa è la vera colpa di Berlusconi.

Published in: on domenica, 31 maggio, 2009 at 9:59 pm  Lascia un commento  
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Mister Obama!!! Mister Obama!!! i’m partly free!!!

obama-e-berlusconi

La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, e l’Italia non è esente da questa forma di degrado.

Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo), infatti il nostro Paese viene declassato per la prima volta da Paese ‘libero’ (free) a ‘parzialmente libero’ (partly free), unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia. (Rosaria Amato, La Stampa, 1 maggio 2009)

Non è sicuramente una bella notizia, l’Italia passa per la prima volta dal gruppo dei Paesi occidentali a forte tradizione democratica a quello dei Paesi sudamericani e balcanici. Eppure molti continuano a sostenere che la libertà di opinione non è in pericolo, che la stampa è in mano all’opposizione, che la tv è pluralista.  Mah! Spero solo che quando suonerà la sveglia per tutte le coscienze addormentate non sia troppo tardi.

cliccando qui potete osservare il planisfero di Freedom House riferito al 2009

cliccando qui potete osservare lo stesso planisfero com’era nel 2008

Published in: on sabato, 2 maggio, 2009 at 7:53 am  Lascia un commento  
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