Il mio Presidente

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La costituzione italiana prevede pochi e semplici requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica: essere cittadini italiani, avere compiuto 50 anni il giorno dell’elezione, godere dei diritti civili e politici (non essere privati della libertà personale e non essere privati dell’elettorato attivo e passivo).

Detto questo, oggi in Italia possono diventare Presidente della Repubblica oltre 23 milioni di cittadini e di cittadine. Tuttavia diventare Presidente della Repubblica comporta alcuni compiti delicati, uno per tutti l’essere a capo delle forze armate, per cui è opinione comune che sia necessario possedere ulteriori requisiti morali e di esperienza.

Tuttavia i partiti propongono sempre e solo dei candidati che provengono dalle loro fila o comunque da esperienze di governo, escludendo a priori le personalità che la società esprime e che si distinguono per rigore morale ed esperienza.

E’ per questo che mi sono ritrovato a riflettere su chi, tra le migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, potrebbe rappresentare al meglio gli ideali costituzionali e repubblicani. E mi è subito venuto alla mente Beppino Englaro.

Ho avuto la fortuna di sedergli a fianco durante una cena in pizzeria un po’ di tempo fa e sono rimasto sorpreso dalla sua immensa carica umana, dal suo rigore morale e dalla sua determinazione, che però si acompagnano ad una semplicità, ad una disponibilità e ad una cordialità straordinari. Veniva da una giornata faticosissima eppure a mezzanotte passata era disponibile a discutere con persone sconosciute, con garbo e cortesia, di argomenti ripetuti migliaia di volte.

Ma ciò ovviamente non è il vero motivo per cui ritengo che sia il mio Presidente ideale. Il motivo è un altro. La sua storia personale, per chi ha avuto modo di conoscerla senza filtri ideologici o preconcettuali, è esemplare quanto a conoscenza, rispetto e fiducia nelle istituzioni.

Beppino Englaro ha combattutto una battaglia titanica contro i rappresentanti delle istituzioni dello Stato per raggiungere un semplice obiettivo: ottenere il rispetto delle scelte di sua figlia ricorrendo ai soli mezzi offerti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato, rivolgendosi sempre e solo ai giudici per avere giustizia. E le istituzioni più alte (Parlamento e Governo in primis) lo hanno ripagato ostacolandolo nei modi più biechi e incivili. Uscendone sconfitte. Ovviamente non le istituzioni ma i piccoli uomini che le rappresentavano. Beppino Englaro ha fatto vincere la civiltà giuridica, il rispetto delle regole, il rispetto della libertà individuale, contro una classe politica che ha dimostrato invece disprezzo delle regole e della volontà dei singoli.

Finita la sua battaglia, badate bene combattuta in nome di sua figlia ma utile anche a tutti noi, è ritornato a vita privata, limitandosi ad essere testimone dell’immane tragedia che lo ha colpito.

Ecco perchè Beppino Englaro rappresenterebbe bene i veri valori costituzionali e repubblicani che negli ultimi decenni sono stati infangati e umiliati da una classe politica inadeguata nel suo insieme. Ed ecco perchè i partiti, compresi quelli che si presentano come nuovi ed innovatori, non proporranno mai persone come lui.

Lo faccio io per le poche decine di persone che mi leggeranno e che sapranno condividere le mie considerazioni, anche in modo critico. E chiedo scusa al sig. Englaro se, ammesso che un giorno legga queste righe, l’ho tirato in ballo. Forse non apprezzerà, ma mi sentivo di farlo. Soprattutto in questo momento di difficoltà, nel quale si va facendo sempre più strada un sentimento di impotenza e di rassegnazione, avremmo bisogno di una figura onesta e decisa, umile ma coerente, come non si è più vista dai tempi di Sandro Pertini.

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La fiducia è bene, il controllo è meglio.

Ovvero: come vivere in un Paese di tuttologi che ignorano la legge fondamentale dello Stato in cui vivono.

In questi giorni si sente parlare di frequente, e sovente a sproposito, della fiducia che il Parlamento dovrebbe conferire ad un ipotetico, ed ancora in gestazione, Governo.

La cosa buffa è che la risposta ai tanti dubbi è sotto gli occhi di tutti e che chiunque può essere in grado di sbugiardare chi va blaterando di fiducia data o non data senza sapere di cosa parla.

La risposta è nella nostra tanto bistrattata Costituzione, che qualche politicante si propone continuamente ed ostinatamente di voler modificare. Salvo non farlo quando ne ha la possibilità. Ma questo è un altro discorso.

L’articolo 94 della Costituzione dice delle cose tanto semplici ma tanto chiare che non è nemmeno necessario scomodare Benigni per farcele capire.

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, quindi sia alla Camera sia al Senato ci deve essere una maggioranza disposta ad approvare il programma che il Governo (se si formerà) presenterà al loro giudizio. Per questo motivo, se un partito o una coalizione non dispone della maggioranza dei voti in entrambe le Camere, deve raggiungere un accordo con altre forze politiche che quei voti possono offrire. E il motivo è semplice: se hai ottenuto alle elezioni un grande consenso popolare puoi governare da solo. Se il tuo consenso supera di poco quello ottenuto dagli altri allora dovrai fare i conti con loro.

“Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale”, il che vuol dire che come la fiducia viene data con una semplice votazione, altrettanto facilmente può essere revocata.

“Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia”. E qui sta il bello della nostra democrazia: il presidente della Repubblica, dopo aver sentito i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, incarica Tizio di formare un Governo che si presenta all’esame del Parlamento per ottenerne la fiducia. E il Parlamento, unico organo costituzionale in cui siedono i rappresentanti diretti del popolo, decide se accordare la fiducia. E quindi, lo capirebbe anche un bambino, accordare la fiducia non implica la partecipazione di un gruppo politico al Governo stesso. Si può votare la fiducia al Governo senza farne parte, come in passato è già successo. Ma se poi si ritiene che la fiducia sia stata mal riposta, la si può ritirare con una semplice mozione da sottoporre al voto del Parlamento. Capito? una cosa è concedere la fiducia, un’altra è il controllo sull’operato del Governo, che può portare alla revoca della fiducia. Controllo e fiducia sono due cose ben distinte!

“Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni”. Ovvio, abbiamo appena detto che il Governo cade solo se viene approvata una mozione di sfiducia, per cui può benissimo succedere che la fiducia permanga anche se una proposta del Governo viene bocciata dalle Camere.

“La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”. Tizio (che nel frattempo ha ottenuto la fiducia ed è diventato Presidente del Consiglio) non rispetta gli accordi che hanno portato a concedergli la fiducia? bastano 63 deputati o 32 senatori per andare a votare l’eventuale sfiducia nel giro di tre giorni.

A volte le cose sembrano molto più complicate di quanto in realtà non siano. Vero?

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Dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 dicembre 1981: “Io guardo ancora al domani, pur essendo il mio animo angosciato, io guardo ancora all’avvenire del popolo italiano con speranza e con FIDUCIA. Riuscirà questo popolo nostro a rialzarsi, riusciremo a rialzarci, italiane e italiani! Perchè io credo nel popolo italiano! E’ un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. Ogni popolo che ha raggiunto un certo progresso, come lo ha raggiunto il popolo italiano. Io credo nel popolo italiano!”